Ritorno alla libertà, i 100 giorni del governo degli inglesi
Furono gli alleati a occuparsi del trapasso dal regime dittatoriale dei repubblichini alle nuove istituzioni democratiche
REGGIO EMILIA Gli Alleati dovettero affrontare, oltre ai problemi strettamente militari, tutta una serie di problematiche relative all'amministrazione dei territori conquistati. Venne per questo scopo creato un apposito organismo: l'Allied military government occupied territories (in sigla Amgot, poi Amg) avente l'incarico di effettuare la transizione dalla guerra alla pace, assicurare il buon funzionamento delle retrovie per gli eserciti in prima linea, procedere all'epurazione dei fascisti e tenere i contatti con i Cln locali. In tutte le province liberate l'Amg sarebbe rimasto in carica per 100 giorni, scaduti i quali ogni potere politico doveva tornare alle autorità italiane.
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Seguendo l'andamento del fronte, l'Amg prese possesso della provincia di Reggio Emilia la mattina del 25 aprile 1945; suo commissario fu il colonnello inglese Italo de Lisle Radice che sarebbe poi stato avvicendato dal maggiore statunitense Stephen Young. Radice così ricostruì il suo arrivo: «La mia squadra giunse a 5 miglia da Reggio Emilia alle 10.30 del 24 aprile. Era in corso una piccola battaglia alle porte della città. Alla sera il nemico si ritirò definitivamente. Alle 9 del 25 aprile sono entrato in città con tutta la mia squadra».
Il primo impegno per l'Amg fu quello di rendere sicura la città per i civili con la cattura dei cecchini fascisti e degli sbandati tedeschi ancora presenti sul territorio. L'Amg si organizzò poi in vari uffici: ordine pubblico, finanze, rapporti col Cln, approvvigionamenti, insediandosi in Prefettura, per controllare ogni aspetto della vita della provincia nella fase di transizione.
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Il primo atto politico fu ratificare le nomine del Cln provinciale, in particolare quella di Cesare Campioli come sindaco e di Vittorio Pellizzi come prefetto; in effetti l'Amg avrebbe avuto l'autorità di sostituire qualunque persona non grata, ma fu una possibilità che non venne quasi mai messa in pratica.
Uno dei problemi più urgenti per il colonnello Radice fu quello del disarmo dei partigiani che venne effettuato con la cerimonia di smobilitazione il 3 maggio. Al termine della giornata gli alleati stimarono di aver recuperato 3.600 fucili, 307 mitragliatrici e 23 pistole. Il rapido disarmo delle formazioni, che era stato concordato fra Alleati e Clnai, rispondeva alla necessità di evitare il nascere di situazioni potenzialmente insurrezionali ma comportò un aumento dei rischi di violenza diffusa nel territorio, con ex-partigiani armati non più inquadrati in formazioni pronti ad attuare vendette.
Il momento più critico dei rapporti fra Cln e Amg fu alla fine di maggio quando il primo tentò di imporre una tassazione straordinaria al ceto più abbiente, con l'idea di redistribuire il gettito alle classi più disagiate, in particolare ai combattenti e agli ex deportati disoccupati. L'Amg obbligò il Cln a rinunciare (arrivando a minacciare l'arresto degli stessi membri del Comitato), trasformandolo in un semplice appello alla solidarietà volontaria per aiutare i poveri.
L'epurazione non fu un problema prioritario per gli alleati. In questo ambito si dimostrarono contrari ad espellere dagli uffici pubblici e dalle aziende i funzionari e dirigenti compromessi per assicurare la continuità dei servizi e dell'attività produttiva. Consentirono comunque la costituzione dei Tribunali straordinari (Corte di Assise) per giudicare i reati di violenza compiuti dai fascisti nei venti mesi di occupazione, soprattutto per attenuare il forte desiderio di vendetta diffuso fra la popolazione nei confronti dei collaborazionisti di Salò.
Il 4 agosto 1945 l'Amg cessava il suo mandato e la provincia di Reggio veniva restituita all'amministrazione italiana.
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