Gazzetta di Reggio

Reggio

RE70

Settant'anni da non dimenticare, per le nuove Resistenze

di Andrea Mastrangelo
Settant'anni da non dimenticare, per le nuove Resistenze

Così la Gazzetta di Reggio omaggia la Memoria in collaborazione con gli storici di Istoreco. Molte storie ancora inedite, leggetele o sfogliatele in questo speciale

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Sono passati 70 anni da quel pomeriggio in cui i primi partigiani, seguiti subito dalle truppe alleate, entrarono in centro a Reggio trovando una città pronta a fare festa dopo vent’anni di dittatura e cinque anni di una guerra orrenda che aveva seminato solo sangue e povertà.

L’ingresso dei partigiani non segnò la fine immediata delle violenze, tanto che i liberatori furono costretti a combattere ancora per fare pulizia dagli ultimi cecchini che sparavano dai tetti. Furono proprie le ultime ore della guerra di liberazione a generare il più alto numero di vittime fra i combattenti, particolare che da più parti si considera come uno fra le ragioni dell’esplosione di violenza cieca che afflisse la provincia di Reggio Emilia nei mesi successivi alla ritrovata libertà.

Reggio Emilia,a differenza di molte fra altre città del nord, non venne liberata il 25 aprile bensì il 24, in base al movimento della linea del fronte che si spostava in modo non omogeneo seguendo la direttrice sud-nord, con i tedeschi sempre più allo sbando ma non per questo più arrendevoli, al punto da rendersi responsabili insieme ai fascisti reggiani di spaventose atrocità nonostante al sconfitta fosse ormai un fatto acquisito.

Le molte fotografie che ci restano di quel 24 aprile ci mostrano una città provata ma non piegata, che applaude i liberatori fra i quali moltissimi sono i giovani e le donne. Soprattutto queste si distinguono, con le loro divise da combattimento e le armi in pugno o a tracolla. E’ la voglia di tornare prima possibile a un vita normale, ciò che queste fotografie raccontano. Reggio Emilia farà ancora di meglio, trasformandosi da grosso borgo agricolo a capitale dell’intelligenza, dell’artigianato, del fare e della cultura.

In questi 70 anni molto è stato fatto perché le testimonianze dei protagonisti di quel giorno non andassero smarrite. Possiamo ancora oggi raccontare gli eventi come ci sono stati narrati da quelli che li vissero con addosso gli abiti del partigiano, oppure nelle scuole dove si partecipò all’insurrezione o ancora nelle semplici e tante case dove si diede appoggio alla lotta di Resistenza. Quei racconti mantengono ancora tutta la loro freschezza e ci spiegano un mondo che oggi può sembrare lontanissimo ma che in realtà ha ancora un grande bisogno di ritrovare i valori che furono alla base di quel bellissimo 24 aprile.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google