Maxi frode fiscale: si intascano 20 milioni di Iva, sei arresti
Scoperto giro di fatture false da parte di un'associazione con base a Reggio Emilia e Modena. Le Fiamme Gialle sequestrano beni per 17 milioni e denunciano altre 9 persone
REGGIO EMILIA Si sono intascati 20 milioni di euro di Iva in maniera indebita tramite un giro di fatture risultato poi essere stato creato ad hoc per frodare il fisco. Per questo motivo sono finite in manette in queste ore sei persone legate a un'organizzazione con base a Reggio Emilia e Modena (altre nove sono state denunciate nelle province di Modena, Bologna, Reggio Emilia, Parma e Brescia) alle quali sono stati sequestrati beni per 17 milioni di euro da parte della Guardia di Finanza, alla quale sono state affidate le indagini.
GLI ARRESTI Le misure sono state eseguite nelle province di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Padova e l'associazione era operante prevalentemente nelle province di Modena e Reggio Emilia. L'attività investigativa, diretta dal pm Claudia Natalini, trae origine, appunto, da alcune verifiche avviate dal nucleo di polizia tributaria di Modena a partire da luglio 2014.
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LA FRODE In particolare era emerso come le società controllate avevano acquistato sistematicamente merce, senza pagare l'Iva: rilasciavano ai fornitori dichiarazioni d'intento false, simulando di essere 'esportatori abitualì, beneficiando così della normativa Iva che concede la possibilità a chi esporta di comprare beni e servizi senza pagare l'imposta, entro un determinato limite definito "Plafond Iva", sostanzialmente corrispondente all'importo delle operazioni di vendita all'estero nei 12 mesi precedenti. Così le due società, che anziché esportare rivendevano i beni in Italia, si sono appropriate di oltre 20 milioni di Iva incassata dalle vendite nei confronti dei clienti nazionali che, al contrario, avrebbero dovuto versare all'Erario.
FATTURE FALSE Le successive indagini hanno accertato che le somme sono state successivamente trasferite dai conti delle società a quelli nella disponibilità dei promotori del meccanismo, giustificando i flussi di denaro con fatture per operazioni inesistenti o false operazioni di finanziamento. Gli organizzatori formalmente non apparivano in nessuna delle diverse società coinvolte nella frode e, proprio per questo, erano riusciti a farla franca.
La frode infatti prevedeva l'acquisizione di società in difficoltà economiche o vicine al fallimento e ai vertici venivano nominati amministratori di comodo o prestanome. Dalle indagini è emerso anche che gli arrestati erano i mandanti di un'altra frode fiscale, scoperta sempre dalla Gdf a giugno nell'operazione Avatar, che aveva rivelato un'evasione fiscale da circa 100 milioni di imposte dirette e 13 milioni di Iva. Nell'organizzazione criminale sono risultati coinvolte anche altre nove persone per cui è scattata la denuncia. Sono state inoltre sequestrati beni per circa 17 milioni
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