Gazzetta di Reggio

Reggio

OPERAZIONE AEMILIA

Arriva il 41 bis (carcere duro) anche per Romolo Villirillo

Arriva il 41 bis (carcere duro) anche per Romolo Villirillo

Il ministro della Giustizia ha disposto, su richiesta della Dda, l’applicazione del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, per il 37enne cutrese

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il ministro della Giustizia ha disposto, su richiesta della Dda, l’applicazione del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, per il 37enne cutrese Romolo Villirillo, arrestato nell’inchiesta Aemilia e ritenuto uno dei capi della ‘ndrina Grande Aracri.

Si tratta del sesto provvedimento adottato a seguito dell’operazione antimafia del 28 gennaio, che ha fatto luce sul radicamento della ‘ndrangheta in Emilia e sulla vastità delle complicità. In precedenza il carcere duro era già stato disposto per Nicolino Sarcone, Antonio Gualtieri, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna e Michele Bolognino, che con Villirillo costituirebbero i capi della cosca, “con ruolo di promotori, dirigenti ed organizzatori dell’associazione di stampo mafioso”, ognuno con una sua precisa area di competenza.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11295948:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11295948:1649686484/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Villirillo secondo gli inquirenti era incaricato di reinvestire i capitali illeciti ed operava non solo in Emilia, ma anche a Cremona, Mantova e Verona. Un ruolo di spicco, che lo avrebbe visto anche agire per risolvere conflitti interni tra gli affiliati, controllare il rispetto delle direttive, vigilare sugli appalti, recuperare i crediti, tenere i rapporti con gli imprenditori finiti nel giro della cosca. Il cutrese inoltre si sarebbe occupato anche della raccolta di voti a favore di alcuni candidati nelle elezioni amministrative di Salsomaggiore del 2006, di Parma nel 2007 e di Sala Baganza nel 2011, come si evince dalle intercettazioni degli investigatori.

L’inchiesta Aemilia ha poi documentato una frattura tra Villirillo e il boss Grande Aracri, che lo avrebbe accusato di essersi appropriato di fondi provenienti dalla cassa della cosca. La caduta in disgrazia del 37enne sarebbe avvenuta nel luglio 2011, in coincidenza con un suo precedente arresto.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Alberto Ziroldi, si ricostruiscono i retroscena di alcuni roghi dolosi avvenuti a Reggio e Parma dal novembre al dicembre 2011, che sarebbero stati ordinati dal boss contro persone vicine a Villirillo, per mandare un messaggio chiaro a tutti gli affiliati. Allo stesso 37enne è stata bruciata una proprietà a Cutro e alcune persone intercettate hanno spiegato questo episodio facendo riferimento a uno “sgarbo” nei confronti di “Manuzza”, soprannome di Nicolino Grande Aracri.(j.d.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google