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Carte d’identità nell’immondizia: «Qualcuno deve pagare»

Evaristo Sparvieri
Carte d’identità nell’immondizia: «Qualcuno deve pagare»

Rabbia e preoccupazione fra i nove reggiani titolari dei documenti ritrovati. Fra i nomi sette italiani, un cingalese e un albanese residenti in città

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REGGIO EMILIA. Ignari. Inconsapevoli di essere finiti loro malgrado in quel pasticciaccio brutto di via Fontanelli, dove il 53enne senzatetto, Antonio Candioli, dice di aver trovato le loro carte di identità, gettate in un bidone dei rifiuti. C’erano un albanese, un cingalese e sette italiani. Ma non è l’inizio di una barzelletta. Sono invece le generalità di nove persone residenti a Reggio Emilia, i cui dati erano presenti nei documenti gettati. Persone che avevano le carte d’identità scadute e hanno deciso di rinnovarle. Altre che hanno cambiato residenza, dovendo rifare tutti i documenti. Giovani e anziani. Lavoratori e pensionati. Le cui generalità, potenzialmente, erano alla mercè di chiunque.

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La Gazzetta è riuscita a contattare alcuni dei nove reggiani protagonisti di questa vicenda. Non prima di consegnare le carte d’identità alle forze dell’ordine, che ora indagheranno sull’accaduto.

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Dal Comune, fanno sapere di avere accelerato i tempi dell'indagine interna. E ora il cerchio si sta stringendo su due date, il 27 e il 28 marzo. Sono i giorni in cui sono state rilasciate le nuove carte e ritirate le vecchie, che non sono state stracciate. Il dirigente del servizio Anagrafe, Alberto Bevilacqua, chiederà ai carabinieri di vedere tutti i nominativi presenti nei documenti ritrovati, in modo da risalire al dipendente o alla dipendente che non ha seguito al prassi, secondo la quale i documenti andrebbero distrutti.

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Fra i nomi, un pensionato e una coppia, marito e moglie, che non sapevano che il loro vecchio documento aveva vissuto questa rocambolesca vicenda.Hanno raccontato che si erano recati in Anagrafe il 27 o il 28 marzo scorso, per rinnovare i propri documenti. Mai avrebbero pensato che le loro vecchie carte di identità sarebbero finite in un cestino. Un misto di rabbia, sconcerto e preoccupazione.

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«Ho rinnovato la mia carta perché era scaduta – racconta il pensionato Enea Negroni, che vive a Reggio con la moglie – Era un po’ consunta, non proprio nuova. Sono andato all’anagrafe, hanno ritirato la vecchia e mi hanno dato la nuova». Come gli altri protagonisti di questa vicenda, Negroni non sapeva che la sua vecchia carta era finite nel pattume, dentro un cassonetto. L’indirizzo scritto su quel documento era ancora valido. Un fatto grave, se la carta fosse finita nelle mani di quale malintenzionato.

«Secondo me, il responsabile è in anagrafe. Questo fatto mi dà fastidio enormemente. Qualcuno poteva manipolarla. Quando ti chiedono una carta di identità, difficilmente vanno a vedere se è valida, tranne all’estero dove sono più scrupolosi. Fanno bene le forze dell’ordine a fare indagini. È chiaro che in anagrafe c’è un grosso buco. E con l’aria che tira bisogna fare più attenzione».

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Decisamente seccato è anche Antonio Rinaldi. Non solo il suo nome è finito nel cestino. Ma anche quello della moglie, Daniela Esposito. Entrambi, dopo aver cambiato residenza, si sono recati il 28 marzo in anagrafe per rinnovare i documenti. «È una cosa grave. Molto, molto grave. Il Comune l’avrà buttata via». Rinaldi valuterà se muoversi per vie legali: «Prima voglio cercare di capire fino in fondo cosa è successo. Se davvero è stato il Comune, è stato davvero grave». Per questo è rasssicurato dal fatto che le forze dell’ordine indaghino sull’accaduto. Secondo il suo racconto, la procedura è stata la stessa raccontata da Negroni. La consegna del vecchio documento, con il ritiro del nuovo. «Non ricordo chi avevo davanti in ufficio - spiega - Era una donna. Non me l’ha strappata davanti, l’ha solo ritirata». (e.spa.)

 

 

 

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