Gazzetta di Reggio

Reggio

Ora c’è un’inchiesta sulle carte d’identità

di Evaristo Sparvieri
Ora c’è un’inchiesta sulle carte d’identità

I carabinieri in Gazzetta per acquisire i documenti ritrovati nell’immondizia Dal Comune stringono i tempi: «Vicini a chiudere la nostra indagine interna»

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REGGIO EMILIA. C’è un’inchiesta. Ora indagano i carabinieri, che ieri mattina hanno fatto visita alla sede della Gazzetta, dove il direttore, Paolo Cagnan, ha consegnato loro le carte d’identità ricevute in redazione il giorno prima da Antonio Candioli, il 53enne clochard che sostiene di averle trovate circa un mese fa in un cassonetto dei rifiuti, a due passi dagli uffici dell’Anagrafe comunale. I documenti sono stati acquisiti dal comandante della stazione, Marco Orsolini. Nove carte d’identità, alcune scadute, altre in corso di validità ma senza permesso d’espatrio, con nomi, cognomi, date di nascita e indirizzi di altrettanti reggiani. Persone che nelle scorse settimane si erano recate negli uffici di via Toschi per rinnovare i propri documenti.

A distanza di circa un mese dalla scoperta di Candioli, le indagini permetteranno ora di ricostruire quanto accaduto, senza escludere nessuna pista. Fra i reati ipotizzabili, si va dalle “semplici” violazioni amministrative fino a reati che afferiscono alla sfera giuridica relativa alla negligenza in atti d’ufficio. Un rebus sul quale ora si concentreranno le forze dell’ordine, valutando in primo luogo se ci siano elementi di reato. Le valutazioni andranno di pari passo con l’esatta ricostruzione della dinamica del ritrovamento. E qui sono ancora tanti i punti interrogativi rimasti aperti. Perché quelle carte sono finite in un cassonetto? Sono state gettate volontariamente? Oppure è stata solo una grave leggerezza? Sono documenti rubati da qualcuno e poi buttati? Oppure era una prassi gettare le carte di identità fra i rifiuti? Domande in cerca di una risposta. Nel caso in cui emergeranno elementi di reato, i carabinieri chiederanno formalmente alla Procura della Repubblica il sequestro dei documenti. I militari probabilmente sentiranno come testimone lo stesso Candioli, ma soprattutto busseranno alla porta del dirigente dell’Anagrafe cittadina, Alberto Bevilacqua, che già un mese fa aveva promesso un’indagine interna. E proprio Bevilacqua ha intenzione di chiedere a sua volta ai carabinieri la possibilità di visionare quei documenti che, da quando sono state ritrovati, non sono mai ritornati dentro gli uffici di via Toschi.

«I nostri controlli interni sono potuti arrivare fino ad un certo punto – spiega il dirigente comunale – Ora il ritrovamento delle carte d’identità ci permetterà di poter concludere in maniera precisa la nostra indagine». Un giro di vite. I sospetti soprattutto su due date, venerdì 27 e sabato 28 marzo, gli stessi giorni in cui verosimilmente Candioli ha compiuto la scoperta, salvo denunciarla pubblicamente sulla Gazzetta solo qualche giorno dopo, come lui stesso ha raccontato. Proprio queste due date per il momento rappresentano il punto d’arrivo dell’indagine interna del Comune, dove finora sono riusciti ad individuare solo quattro dei nove documenti ritrovati fra i rifiuti. Ma a partire da queste due date – e tramite l’acquisizione di tutti i nominativi presenti nelle carte ora consegnate ai carabinieri – secondo le ricostruzioni di Bevilacqua si potrà individuare il nome di chi ha inserito nel sistema informatico le nuove carte d’identità dei nove reggiani coinvolti a loro insaputa in questa vicenda, potendo quindi risalire quanto meno al dipendente la che, per prassi, avrebbe dovuto stracciare i documenti.

Gli operatori dell’anagrafe, infatti, lavorano su pacchetti di cinquanta nuove carte d’identità, che vengono messe direttamente in rete. Se i nove nominativi risulteranno tutti di uno stesso operatore, allora il caso sarà chiuso. Almeno dal punto di vista interno. «È curioso che si riporti la circostanza che un dipendente scarichi i documenti nei cassonetti – aggiunge Bevilacqua – La cosa non avviene: noi abbiamo un appalto con Coopservice per le pulizie. Anche la circostanza che le carte d’identità sarebbero state ritrovate in una busta non ci torna. Generalmente non sono contenute in involucri di questo tipo. Ci muoveremo in modo differente a seconda dell’esito del nostro accertamento, che comunque sfocerà in un provvedimento disciplinare a carico di chi ha commesso il fatto. Se non troveremo il responsabile, saremo noi stessi a presentare una denuncia per sottrazione di documenti». Una delle ipotesi che Bevilacqua non scarta, infatti, è che nella vicenda ci sia stato di mezzo un furto. E non sarebbe la prima volta per l’ufficio Anagrafe del Comune. «Senza gli esatti nominativi, noi per ora possiamo fare solo ipotesi. Non escludiamo la negligenza di chi ha operato su quelle nove carte, che in relazione alle circa 300 persone che vengono ogni giorni nei nostri uffici sono davvero pochissime. Non escludiamo però che ci sia stata una sottrazione di questi documenti. Non del signore che si è rivolto da voi. Ma da parte di qualcuno che pensava potessero avere valore e poi si accorto che non era così».

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