L’Isis è entrata nei siti di scuole reggiane
I pirati informatici dello Stato Islamico hanno attaccato l’home page di due istituti. Indaga la polizia postale
REGGIO EMILIA. I siti internet di almeno due scuole nella nostra provincia sono finite nel mirino. Una media e una superiore. Con il sospetto che gli hacker siano riconducibili a gruppi islamici filo-jihadisti. E dalla polizia delle comunicazioni non escludono che la firma sia di gruppi che hanno sposato la causa dell’Isis, il sedicente Stato islamico. Le denunce sono state presentate nei mesi scorsi alla sezione della Polizia delle comunicazioni di Reggio Emilia, che a sua volta ha girato le segnalazioni al compartimento regionale.
Entrando nell’home page di queste due scuole, alcuni genitori si erano trovati improvvisamente di fronte ad una bandiera riconducibile ad uno stato islamico. Poi una scritta in inglese, con un nome e la rivendicazione. La scritta indicava che il sito era stato hackerato. Episodi che si inseriscono all’interno di attacchi informatici che nei mesi scorsi hanno preso di mira istituti scolastici anche di altre zone d’Italia, da Firenze a Pordenone fino alla provincia di Verona, proprio nel periodo in cui la sezione reggiana di polizia delle comunicazioni sembra destinata alla chiusura: una riorganizzazione dell’intero corpo, prevista nell’ambito della Spending Review avviata dall’ex commissario Cottarelli, rimasta tuttavia congelata dopo gli ultimi avvenimenti in Libia e dopo la strage di gennaio alla redazione parigina di Charlie Hebdo. Il provvedimento dovrebbe arrivare in Parlamento dopo l’estate. Fra le ipotesi, c’è quella di lasciare aperti solo i compartimenti dei capoluoghi di Regione. Un’eventualità, quella della chiusura, che non convince del tutto gli agenti, già alle prese con una riduzione di organico e di risorse. Proprio con queste scarse risorse dalla sezione della polizia delle Comunicazioni di Reggio Emilia stanno cercando di far fronte a quelli che definiscono «attacchi ai nostri sistemi informatici, anche istituzionali». Per quanto riguarda i casi delle due scuole, gli hacker avrebbero sfruttato un buco nel sistema di sicurezza del programma con cui era stato costruito il sito internet. La pagina hackerata è stata ripristinata dapprima con l’intervento del servizio di assistenza della società privata che ha gestito la costruzione dei siti. Poi sono scattate la denunce alle forze dell’ordine reggiane, che a loro volta hanno trasmesso la documentazione al compartimento di Bologna, che ora sta coordinando l’indagine con gli episodi analoghi avvenuti in altre zone della regione.
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