Maxi perdita, dito puntato sull’ex Cavola
Il rosso di 14 milioni giunto dopo ulteriori verifiche sui conti deteriorati della banca che si è fusa con la Reggiana
REGGIO EMILIA. Il voto dei soci, seppur sofferto, è praticamente scontato. Perché la via per mantenere la piena autonomia da Bankitalia è stretta e il bilancio 2014 del Banco Emiliano sarà quindi licenziato con il benestare della base sociale nonostante la perdita di 13,9 milioni di euro, venuta a galla dopo una profonda opera di scrematura dei conti dell’istituto che conta 18.700 soci e 40 filiali nelle province di Reggio Emilia (28), Parma (5), Modena (5) e Mantova.
Scontati, però, anche i mal di pancia, che sono giunti già a margine del processo di fusione tra Banca Reggiana e la Banca di Cavola e Sassuolo, terminato nel settembre del 2013. I due istituti hanno deciso di mettersi insieme per fare massa critica in un mercato del credito che si sta polarizzando anche a livello locale per evitare un eccessivo frazionamento e mettere l’operatività al riparo dai venti di crisi che hanno colpito imprese e famiglie clienti. Dopo la fusione avallata da Bankitalia, infatti, è partita una seconda verifica sui crediti deteriorati, rivelatisi più ingenti rispetto alle previsioni. Da qui è scattata una prima resa dei conti tra le due compagini societarie, con gli ex di Banca Reggiana che puntano ora il dito contro alcuni affidamenti dell’ex Cavola e Sassuolo, sorella minore che aveva in pancia parte delle sofferenze che hanno generato la maxi perdita, la prima nella storia centenaria dei due istituti. È certo, però, che i due cda hanno avuto mesi di tempo per confrontarsi prima della fusione ed evitare passi falsi. Ora, invece, spunta il rosso a bilancio, con i manager giunti da Banca Reggiana - il presidente Giuseppe Alai in testa - che hanno spinto affinché la perdita fosse esposta tutta d’un fiato, senza diluire ulteriormente le svalutazioni nel tempo. L’alto tasso di patrimonializzazione permette infatti di controbilanciare la perdita, salvo dover far digerire il boccone indigesto ai soci. Già nel 2012 la sommatoria dei conti considerati sofferenze dei due istituti - quelli che vengono poi svalutati perché inesigibili - si aggiravano sui 50 milioni di euro (al lordo delle svalutazioni). Una cifra che non destava alcuna preoccupazione. E nel 2013 le attività deteriorate nette erano leggermente diminuite nell’ammontare complessivo delle esposizioni, secondo il bilancio, attestandosi al 9,80% dei crediti netti verso clientela. La banca unica ha effettuato comunque accantonamenti prudenziali nel 2013 per complessivi 20 milioni di euro, in aumento rispetto a quanto già comunicato provvisoriamente all’epoca alla Banca d’Italia, che sta effettuando un’ispezione ordinaria al Banco Emiliano a due mesi dalle dimissioni dell’ex direttore generale, Guido Tamelli, che era giunto dall’ex Cavola e Sassuolo.
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