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Bimba nata morta: «Ora diteci perché»

di Luca Tondelli
Bimba nata morta: «Ora diteci perché»

Castelnovo Monti, lo sfogo della nonna e del padre della piccola: «Travaglio infinito, perché non le hanno fatto il cesareo?»

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CASTELNOVO MONTI. Un dolore troppo grande, ma anche una rabbia che diventa sempre più ingombrante, e che cerca un modo, una valvola per sfogarsi, per cercare un perché al fatto che la loro bambina sia nata morta. E questa valvola viene trovata nel lasciar fluire le parole. «Non siamo medici, non possiamo dire cosa sia successo da un punto di vista professionale, a quello penseranno le indagini. Ma vogliamo però dire quello che abbiamo visto, quella che è stata la nostra esperienza, nella speranza che serva a qualcosa, magari a far sì che non si ripeta un fatto del genere, che nel 2015 ci sembra assurdo».

Sono parole pesanti come macigni, quelle di Ornella Ferrari e Barbara Beltrami, rispettivamente la madre e la sorella di Erica, e di Luca Merciadri, il suo compagno, che hanno avuto la forza, il coraggio, ma forse ancora di più la necessità di spiegare, attraverso il racconto, cosa sia successo venerdì nel reparto di Ostetricia dell’ospedale Sant’Anna.

Lì Erica e Luca erano arrivati giovedì per quello che doveva essere il coronamento di una gravidanza che non aveva mostrato alcun problema, e invece si sono ritrovati ad affrontare un vero e proprio dramma: la perdita della loro bambina, nata senza vita venerdì, e senza un minimo di spiegazione che possa aiutarli a comprendere, ad andare avanti.

Li abbiamo incontrati nei giardini dell’ospedale, dove in queste ore stanno accudendo Erica, atterrita sia fisicamente sia psicologicamente. Erica e Luca sono una coppia giovane (lei ha 31 anni) che vive a Gazzano di Villa Minozzo.

«Durante la gravidanza – spiega Ornella, madre di Erica – è stata seguita dal Consultorio ginecologico, e veniva a fare le visite e gli esami a Castelnovo: da Gazzano è la scelta più agevole. Anche io ho partorito qui le mie figlie, ma questa volta è stata un’esperienza diversissima dalla mia, un calvario, iniziato da quando è partito il travaglio. Tutta la gravidanza era andata benissimo: Erica, che è avvocato, ha lavorato fino agli ultimi giorni. La crescita della bimba era stata perfetta, gli esami sempre in ordine. Gli esami diagnostici sono stati fatti a Castelnovo, la translucenza nucale a Reggio, e anche questa aveva dato dei risultati ottimali. La scadenza del termine era il 24 aprile. Erica era venuta in ospedale giovedì mattina perché aveva avuto qualche prima contrazione, ma le hanno detto che era ancora presto e di tornare a casa. Poi verso le 16 le contrazioni erano divenute più frequenti: è tornata e l’hanno ricoverata, anche perché hanno visto che c’era già un inizio di dilatazione. Ci hanno avvertiti che il momento del parto poteva essere vicino, io sono salita da Reggio, e anche Barbara è arrivata a Castelnovo. Sono stata un po’ con Erica in sala travaglio, poi mi hanno fatta uscire, anche se avrei voluto rimanere. Poi sono seguite ore e ore nelle quali nessuno mi ha dato notizie. Alle 6 di venerdì mattina, la ginecologa ha deciso di procedere alla rottura delle acque, tramite l’apposito strumento, ma altre ore sono passate e non succedeva niente, nessuno ci informava».

Con Erica restano Luca e una giovane ostetrica. Racconta il compagno: «Dopo un’ora dalla rottura delle acque, le hanno fatto un’iniezione che avrebbe dovuto indurre il parto. Siamo arrivati fino alle 12, quando l’ostetrica ha chiesto l’intervento della caposala, perché aveva qualche difficoltà a capire il battito cardiaco della bambina. Non me lo hanno detto, ma l’ho capito dal loro colloquio. Intanto Erica, dopo tante ore di travaglio, era ormai stremata: eppure nessuno ha preso in considerazione di effettuare un cesareo».

Nel frattempo in sala d’aspetto il nervosismo di Ornella sale sempre più. «Da chi sono riuscita a fermare per chiedere informazioni ricevevo sempre le stesse risposte: stia tranquilla, va tutto bene, siamo in un ospedale, sappiamo quello che c’è da fare. Mi hanno anche detto che il travaglio non era iniziato da tante ore, mi hanno chiesto se sapessi cos’è tecnicamente il travaglio. Ho avuto due figlie... E intanto Erica è stata lasciata solo con un’ostetrica, senza che un medico la vedesse, per ore».

«Quando ho partorito io qui alcuni anni fa – aggiunge Barbara – ho avuto sempre vicino sia l’ostetrica sia il ginecologo, e non capisco perché adesso non sia più così».

«La ginecologa – spiega Luca – è venuta solo gli ultimi 15 minuti, e più tardi a noi ha detto che si fidava del proprio staff, dell’equipe. L’equipe però era composta solo da un’ostetrica, molto giovane, e da me. Il primario si è visto in reparto dalle 11.30 alle 12, e poi quando stavano già praticando la rianimazione alla bambina». «A un certo punto – continua Ornella – ho percepito dai movimenti nei corridoi che era successo qualcosa, ed ero convinta che fosse morta anche mia figlia, perché avevo capito che era qualcosa di grave. Sono entrata a forza e ho visto che Erica era viva».

Così Luca ricostruisce i tragici momenti subito dopo il parto: «Hanno visto immediatamente che c’erano complicanze, hanno portato la bimba in una sala di rianimazione e hanno provato a rianimarla per un’ora, dalle 13.30 alle 14.30. Io ho potuto vederla solo per un attimo, era cianotica e accasciata, non ha fatto nemmeno un vagito. L’unica cosa che sono stati in grado di dirci è che non sanno perché sia successo, non conoscono il motivo per il quale sia finita così. La bambina era perfetta, era un angelo, non aveva alcuna malformazione, pesava un po’ più di 3 chili, non possono quindi avanzare motivazioni legate alla gracilità e a una scarsa crescita. Venerdì sera ci hanno chiesto se volevamo firmare l’esposto, ma non avevamo la forza di leggerlo e capirlo, e quindi non l’abbiamo firmato. Ci hanno anche chiesto di fare un prelievo del sangue, perché volevano vedere se avevamo qualche problema genetico, ma a noi è sembrato un voler accampare scuse e non l’abbiamo fatto. Abbiamo acconsentito all’autopsia, e vedremo cosa emergerà».

«L’impressione che ho avuto io – conclude il papà – è che abbiano sottovalutato la durata e la fatica del travaglio: Erica era distrutta, tant’è che le si sono rotti molti capillari in viso per lo sforzo, ed era disperata per la fatica. Secondo me anche la bambina è stata stremata da questo travaglio infinito. Eppure hanno scelto di non fare il cesareo. Ma nel 2015 una cosa del genere non dovrebbe succedere. Adesso vogliamo sapere il perché sia successa, se qualcuno ha sbagliato, anche per fare in modo che se ci sono stati errori non si ripetano. Dopo una gravidanza perfetta, senza alcun problema (compresi gli ultimi tracciati), per noi resta inspiegabile questo epilogo».

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