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INNOVAZIONE

Il drone “buono” vola nei corridoi dell’ateneo

Luigi Vinceti
Il drone “buono” vola nei corridoi dell’ateneo

I ragazzi dell’Officucina protagonisti del lancio sperimentale di un velivolo “guidato” grazie a una app creata dalla D Quid di Stefano Marzani

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REGGIO EMILIA. L’Officucina decolla. Il master internazionale ospitato nella sede dei Musei Civici reggiani ha sperimentato infatti una delle più sofisticate tecnologie disponibili: ha lanciato un drone. In questo caso un congegno amico in grado di trasportare oltre ogni immaginabile ostacolo, cibo, medicine od altri elementi utili per l’uomo.

Il direttore del corso, Matteo Vignoli, ha coordinato il gruppo di studiosi (una ventina di ricercatori provenienti da mezzo mondo) lungo i corridoi di Palazzo Dossetti mostrando come quel velivolo fosse in grado trasferire il suo prezioso carico senza difficoltà e con assoluta precisione, rivelandosi aiutante insostituibile per scavalcare una frana, aggirare un incendio, evitare gli inciampi di un’area disastrata.

Facile pensare ad un ammalato in alta quota, ad un paziente da soccorrere. L’alimentazione è il tema centrale del periodo di formazione di questo percorso accademico che avviene al massimo livello e vede impegnati, con l’ateneo di Modena e Reggio, anche Reggio Emilia Innovazione e FabLab.

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Comprensibile dunque il ricorso alle doti di un drone che, anziché sganciare materiale esplosivo, si è dimostrato capace di “consegnare” acqua e sostanze alimentari. Per svolgere questo delicato compito, accompagnato dal ronzio dei motori che hanno richiamato l’attenzione di docenti e studenti, il piccolo mezzo da trasporto è stato dotato di una app creata da D-Quid che è nata nel laboratorio che Stefano Marzani ha costruito attraverso Re-Lab in una azione concertata con i colleghi della Silicon Valley americana.

E’ bastata una piccola centralina portatile allacciata come una cintura per indirizzare, in via telematica, l’adattatore azionato da Francesco Bombardi. Docile e scattante, pronto a variare altezza e direzione a seconda dei comandi ricevuti, il drone ha percorso nei due sensi l’intero edificio prima di adagiarsi tranquillamente ai piedi dei suoi “piloti” e guadagnarsi un meritato applauso.

Il drone avrebbe anche potuto percorrere il tratto dei giardini pubblici che divide l‘Officucina con Unimore, ma per motivi di sicurezza i docenti del master hanno preferito operare in una struttura delimitata. Ma era solo una prova. Riuscita. 

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