Presa la baby gang della fermata del bus
A 16 e 17 anni assalivano i coetanei per rapinarli di smartphone e giacche di marca, poi su Facebook esibivano i loro “trofei”
REGGIO EMILIA. Prendevano di mira i loro coetanei. Non tutti, sia chiaro: solo quelli che indossavano capi firmati e tenevano in mano smartphone di ultima generazione. I più ambiti: iPhone e Galaxy. Il copione era sempre lo stesso: si appostavano, individuavano “la preda”, si avvicinavano. Poi, con una scusa, iniziavano a parlare fino a che trascinavano, con le buone o con le cattive, la vittima in disparte. A quel punto, scattava la rapina.
Sono quattro gli episodi accertati dai carabinieri. Avvenuti più o meno tutti nella stessa zona lo scorso autunno: nel percorso che da scuola porta alla stazione degli autobus, nei sottopassi, in viale Ramazzini. Ma ce ne potrebbero essere molti di più, non denunciati forse per paura dalle giovani vittime. Intanto, però, per quattro ragazzini dai 16 ai 17 anni è scattato l’arresto su disposizione del tribunale dei minori. E ora sono stati rinchiusi in comunità.
E’ allarme bullismo, in città. O forse qualcosa di peggio, perché non si tratta solo di prese in giro. La baby gang agiva con serialità. E non era un mistero per nessuno: tra gli istituti superiori della città in tanti più o meno sapevano del rischio passando per certe zone. Con la stessa spavalderia con cui rapinavano i loro coetanei di telefonini e giacche di marca, poi postavano su Facebook la refurtiva sottratta: ostentando quegli oggetti status symbol ottenuti con la forza e la violenza. A chiudere il cerchio, dopo la denuncia arrivata da una vittima circa un episodio dello scorso mese di novembre, sono stati i carabinieri della caserma di Santa Croce guidata dal maresciallo Olindo Varratta. Gli investigatori, con in prima fila il maresciallo Giuseppe Milano, sono partiti dalle immagini del sistema di video sorveglianza installate nella zona del colpo, che si sono rivelate decisive. Nei minuti in cui la vittima ha raccontato di essere stata accerchiata, ha immortalato la scena di quattro ragazzini addosso a un coetaneo, poi strattonato con forza. Quando i militari hanno chiamato il giovane per il riconoscimento dei suo aggressori, però, c’è stato un primo colpo di scena. «Il ragazzo ha riconosciuti i suoi carnefici, ma ha detto di non essere lui la vittima ripresa: questo significa che a ridosso dell’episodio denunciato ce n’è stato un altro, commesso dallo stesso gruppetto, ma non denunciato dalla seconda vittima» spiega il capitano Giuseppe Nardò.
Giovedì i quattro ragazzini – tre studenti, uno disoccupato – sono stati arrestati. A casa loro è stata trovata parte della refurtiva. «Qualche famiglia – rivelano i carabinieri – ha reagito con sollievo, nella speranza che il provvedimento serva a “raddrizzare” i figli. Altre, invece, sono rimasti sorpresi nell’apprendere i fatti».
«Il bullisimo oggi tocca un ragazzo su tre dagli 11 ai 17 anni, che può riguardare atteggiamenti verbali ma anche qualcosa di più pesante come in questo caso. Per questo, è importante il lavoro di prevenzione che stiamo facendo nelle scuole» sottolinea il colonnello Paolo Zito, comandante provinciale. «Non si può dire che ci sia un clima omertoso, ma molti non denunciano subito. E’ importante invece segnalare se succede qualcosa e denunciare gli episodi» conclude il capitano Nardò.
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