Le mucche da latte in vetrina alle Fiere: «Curate come bimbi»
Gli allevatori protagonisti della mostra regionale replicano così alla campagna degli animalisti
REGGIO EMILIA. La trentesima edizione della mostra regionale dei bobini razze da latte che si è conclusa ieri al centro fieristico di Mancasale è stata soprattutto una due giorni di riflessione sulla profonda crisi del settore della produzione di latte, sia da parmigiano reggiano che da consumo fresco, anche in prospettiva dei nuovi scenari che si stanno disegnando con la fine del regime delle quote latte.
Una situazione non certo rosea quella che si prospetta per i produttori reggiani che in questi anni hanno fortemente investito nei loro allevamenti per ammodernarli ed adeguarli sia dal punto di vista tecnologico che del benessere animale.
Benessere che non deve essere letto semplicemente come una serie di imposizione e di costi a carico dei produttori che da sempre sono i primi a volere per i loro animali ambienti e condizioni di vita ideali.
Non a caso la nostra provincia è da sempre fortemente impegnata, grazie anche alla presenza del Crpa, in una continua ricerca volta al miglioramento della produttività delle bovine, intesa anche dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo, che di fatto coincide anche con un miglioramento delle condizioni di vivibilità delle stalle da parte degli animali.
I produttori reggiani non vogliono entrare in sterili polemiche con gli animalisti che nelle scorse settimane si sono fatti sentire anche a Reggio e lamentano un eccessivo sfruttamento delle vacche per scopi produttivi ma ricordano che ormai la maggior parte dei nostri allevamenti sono delle vere e proprie Spa per bovini che peraltro, grazie alle moderne tecnologie informatiche vengono costantemente monitorate dal punto di vista del comportamento e dell’alimentazione più di quanto si faccia per gli esseri umani. E di questo ne vanno orgogliosi. Un controllo che da un lato permette anche di automatizzare tante operazioni di stalla, alimentazione ed anche la mungitura robotizzata con la quale è la vacca stessa a decidere quando, se e quante volte andare a donare il latte, dall’altro permette una perfetta tracciabilità sulle produzioni sia di latte che di carne.
«I bravi allevatori fanno sì – specifica Roberto Toaldo allevatore di Novellara – che gli animali non siano assolutamente sfruttati bensì allevati nelle migliori condizioni per il loro benessere e di conseguenza per il sostentamento della popolazione».
D’altro canto è sotto gli occhi di tutti il fatto che per fare l’allevatore serve soprattutto passione ed amore per i bovini.
I bovini, a Reggio nell’esposizione organizzata dall’Associazione Regionale Allevatori dell’Emilia Romagna erano presenti le razze Frisona, Bruna, Reggiana, Jersey, Pezzata Rossa, Bianca Val Padana, vanno curati come bambini ed anche per questo c’è sempre più attenzione alle razze più rustiche e meno vulnerabili dal punto di vista sanitario proprio con l’obiettivo di ridurre al minimo l’utilizzo eventuale di medicinali.
La razza reggiana per esempio, dichiarano gli allevatori della rossa, è un’animale estremamente semplice e rustico al punto da ridurre al minimo le problematiche di stalla.
«Per il futuro servono animali robusti, i meticci lo sono – sono parole di Giuseppe Carini dell’associazione degli agricoltori Cisl - con i quali sarà possibile anche incrementare la quota di produzione biologica sempre più ricercata dal mercato».
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