Gazzetta di Reggio

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Dietro la libreria c’è il bunker con i soldi

di Carlo Gregori
Dietro la libreria c’è il bunker con i soldi

Evasione fiscale: la finanza perquisisce le aziende dei 6 arrestati e scopre un congegno che cela documenti e un malloppo

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REGGIO EMILIA. Un fiume di contanti, decine di timbri e documenti, oltre a schermi per sorvegliare chi entra ed esce dall’azienda. Il tutto celato in una stanza segreta, simile a quelle «normalmente utilizzate dalla criminalità organizzata per nascondere i latitanti», scoperta dietro a uno scaffale dell’ufficio di uno degli imprenditori indagati per associazione a delinquere, accusati a vario titolo di aver commesso bancarotte fraudolente e reati fiscali.

Dietro alla grande libreria nera c’era una porta segreta, come nei migliori film gialli. Bastava un telecomando per azionare il meccanismo che fa scorrere il mobile su appositi binari, scoperto però dagli investigatori della Guardia di Finanza di Modena. Un risvolto eclatante, secondo le Fiamme Gialle, che rientra nel complesso caso Plafond, un’indagine partita da Modena su una presunta truffa di Iva per finte esportazioni che ha permesso ad alcuni imprenditori di non versare Iva per 20milioni di euro. L’inchiesta ha portato all’arresto di sei persone, ritenute essere i soci occulti e ispiratori del traffico di false carte di vendita che si è concentrata però su Reggio Emilia, dove la settimana scorsa sono finiti agli arresti tre reggiani. La procura di Modena aveva chiesto la misura cautelare per i fratelli Marco Foroni (52 anni, di Boretto, per il quale sono stati disposti i domiciliari) e Maurizio Foroni (46 anni, di Castelnovo Sotto, rinchiuso in carcere). Il primo è stato sentito ieri dal giudice durante l’interrogatorio di garanzia, assistito dall’avvocato Romano Corsi e dal collega Bruno Rocchetti. Anche in questo caso, come già avvenuto per il fratello, Foroni si è avvalso della facoltà di non rispondere. Oltre a loro era stato arrestato anche Vainer Francesco Monti, di Toano.

La scoperta del bunker fatta dalla Polizia tributaria delle Fiamme Gialle modenesi nel corso di una perquisizione effettuata in una delle aziende coinvolte, allarga ora il fronte delle indagini. I timbri ritrovati, infatti, riportano il nome di molte aziende verso le quali - si presume - siano state emesse le fatture. Il pm Claudia Natalini, titolare dell’indagine, ha mosso accuse per associazione a delinquere in relazione a una lunga serie di fatturazioni false per vendite all’estero di prodotti informatici che dovevano essere acquistati da aziende straniere che spesso non risultavano esistere. Oppure, tramite lettere di intenti, la merce veniva ceduta ad aziende italiane che abitualmente commerciavano all’estero. In questo modo non pagavano l’Iva, secondo un meccanismo apparentemente legale. La truffa ai danni del fisco giunge da una precedente operazione (Avalon), quando quattro indagati raccontarono spontaneamente alla Procura che c’erano persone che manovravano tutto dietro le quinte.

Da qui la scoperta del bunker. I militari hanno tolto lo zoccolo della libreria, sotto il quale spuntavano delle piccole ruote e due binari. Un motorino elettrico permetteva insomma di spostare la libreria: dietro c’erano mazzette da 50 e da 100 euro, i timbri e gli schermi della videosorveglianza. Tutte traccie ora in mano agli investigatori, che stanno ricostruendo le geografia del sistema di fatture in capo a diverse aziende.

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