Gazzetta di Reggio

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Il “modello Rubiera” punta sui privati

di Jacopo Della Porta
Il “modello Rubiera” punta sui privati

Individuati 108 mila metri quadri, di cui già 48 mila rimossi. Chiesti piani di smaltimento ai proprietari dei luoghi interessati

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RUBIERA. Rimuovere tutto l’amianto presente nelle strutture pubbliche non è sufficiente. Occorre bonificare anche gli edifici privati, per poter essere liberi da questo materiale killer. Un obiettivo alla portata di tutti i territori, come dimostra l’esperienza del Comune di Rubiera, che entro due o tre anni conta di poter raggiungere questo risultato. Del “modello Rubiera” si parla oggi alle 9.30 nel convegno al teatro Herberia, promosso da Cgil, Comune e Afeva, che cade nella Giornata mondiale delle vittime del lavoro e dell’amianto. «Dopo aver risolto il problema degli edifici pubblici – spiega il sindaco Emanuele Cavallaro – dal 2009 abbiamo deciso d’affrontare la questione del privato istituendo un vero e proprio catasto dell’amianto. Il primo passo è stato quello di fare una mappatura, metro per metro, del territorio. Quello successivo: far applicare la legge, che obbliga i cittadini a farsi carico dello smaltimento».

La rilevazione, effettuata con foto satellitari, usando anche metodi gratuiti come Google Maps, ha portato a identificare le coperture a rischio. Poi i tecnici hanno eseguito sopralluoghi. «Abbiamo rilevato 227.175 metri quadri di coperture d’amianto, pari a 32 campi da calcio – prosegue il sindaco – e ad oggi ne abbiano bonificati 108.825: quasi il 48%. Sono stati rimossi 84.226 metri quadrati e incapsulati 24.599». Sono invece monitorati, in quanto non presentano un rischio immediato, 43.070 metri quadrati. Per quanto riguarda le restanti coperture, sono in corso 258 procedure amministrative, cioè l’invito al proprietario dell’immobile a presentare un piano di smaltimento, che una volta adottato sarà poi visionato da Arpa e Ausl. Questo iter si trova riassunto in un kit che sarà messo a disposizione degli enti locali che vogliono seguire questo modello virtuoso. A Rubiera – dove hanno perso la vita 47 persone a causa dell’azienda Eternit, e 3 risultano attualmente malate di mesotelioma – questa energica azione di bonifica non ha trovato ostacoli. «Quando chiami un privato e gli dici che ha dell’amianto sul tetto – spiega il sindaco Cavallaro – è difficile che non si mostri sensibile a quello che gli stai dicendo».

Il modello applicato a Rubiera è replicabile in tutta la provincia e nel resto d’Italia, perché non prevede l’utilizzo di risorse aggiuntive. «La mappatura e i controlli li abbiamo effettuati utilizzando il nostro personale tecnico. Poi tocca ai privati, esattamente come spetta loro intervenire se c’è una tegola che sta per cadere e potrebbe ferire una persona. Dobbiamo renderci conto che anche l’eternit è una tegola, che prima o poi può cadere».

Il governo ha previsto agevolazioni fiscali per i privati, e la legge di stabilità ha inserito dei fondi per le bonifiche. Rubiera, ferita dalla vicenda Eternit e dalla prescrizione sancita dalla Cassazione, spera in un processo-bis, dopo che il pm Guariniello ha ipotizzato il reato di omicidio volontario. Cavallaro, nel ruolo di pubblico ufficiale, ha presentato alla Procura reggiana 47 denunce per omicidio contro Stephan Schmidheiny, lo svizzero proprietario dell’Eternit. «Ora attendiamo, con grande rispetto del loro lavoro, che gli inquirenti facciano le valutazioni del caso», conclude il sindaco.

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