Il picco degli ammalati è previsto nel 2025
A Bologna 474 casi, ma in proporzione la provincia di Reggio (308 casi) è quella più colpita in regione
REGGIO EMILIA. La provincia di Reggio Emilia, con 308 casi registrati dal 1996 al 2014, è quella dove il mesotelioma ha la più alta incidenza in rapporto alla popolazione in Emilia Romagna. In termini assoluti la provincia più colpita, con 474 casi, è Bologna. Per quanto riguarda le altre province, si registrano, 188 casi in quella di Piacenza, 254 a Parma, 220 a Modena, 224 a Ferrara, 217 a Ravenna, 150 in provincia di Forlì-Cesena e 92 a Rimini. Complessivamente si tratta di 2.127 casi, per i quali è stata accertata l’esposizione all’amianto, considerata la causa principale della malattia. Nel Reggiano erano 9 le aziende dove questo materiale veniva prodotto, ma sono decine quelle dove i manufatti venivano impiegati. I lavoratori reggiani direttamente esposti nelle fasi di lavorazione sono stati tremila, ma il rischio potenziale riguarda una fascia di popolazione molto più ampia: quella dei familiari dei dipendenti, di chi abitava vicino agli stabilimenti o che ha frequentato i luoghi contaminati.
La Regione dal 1996 ha messo in campo numerosi provvedimenti per bonificare i luoghi pubblici e privati aperti al pubblico. In provincia di Reggio sono 66 i siti che restano da bonificare (un numero che non tiene conto degli edifici privati). Dei 1.198 edifici pubblici o privati aperti al pubblico inizialmente censiti in Emilia Romagna, ne sono stati bonificati 776. Ne rimangono pertanto 422. Su tutti questi siti le Ausl svolgono attività di controllo e vigilanza. Nel dettaglio, risultano ancora da bonificare 49 siti in provincia di Bologna, 48 in a Ferrara, 33 a Forlì-Cesena, 82 a Modena, 36 a Parma, 50 a Piacenza, 41 a Ravenna, 66 a Reggio Emilia; 17 a Rimini.
I dati sul mesotelioma indicano un trend di crescita e il picco è previsto nel 2025: negli ultimi anni i casi rilevati sono più che raddoppiati, passando dai 73 l’anno del 1996 ai 154 del 2013. Il 74,7% dei casi è stato diagnosticato dopo i 64 anni, l’1,9% prima dei 45 anni e il restante 23,4% nella fascia d’età 45-64 anni. Nella maggioranza dei casi si tratta di uomini (1.529, il 72% circa).
Sul sito dell’assemblea regionale (www.assemblea.emr.it) sono pubblicate le testimonianze video di alcuni lavoratori, tra cui quella di Giorgio Corradini, per 20 anni alla Eternit di Rubiera.
«Sul lavoro la trovavi dappertutto, anche in mensa, e poi te la portavi a casa sulla tuta e tra i capelli». «Era biancastra e inodore, una polvere amica». «Allora non sapevamo che era pericolosa e non c’erano cautele: ma chi mai poteva pensare che di lavoro si moriva?». Sono alcune delle testimonianze che aiutano a capire quale fosse il livello di rischio al quale erano esposti i lavoratori. (j.d.p.)
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