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«Le ceneri di Mario rimarranno in Messico»

di Tiziano Soresina
«Le ceneri di Mario rimarranno in Messico»

A Reggio la commozione della zia di Diodato: «Era come un figlio, amava tanto quel Paese, abbiamo voluto rispettare la sua volontà»

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REGGIO EMILIA. Distrutta dal dolore. Mario, per lei, era come un figlio e non ha più lacrime, prosciugate dalla tragedia avvenuta in Messico. Mario Diodato avrebbe compiuto 32 anni il 20 maggio prossimo e doveva tornare a Reggio Emilia fra pochi giorni per il compleanno ma anche per una nuova operazione, conseguenza di un incidente in moto di due anni fa.

Ad attenderlo, come sempre, Angela Menozzi che è ben più di una prozia – precisamente la sorella del nonno – perché lei a quel ragazzo ha voluto un bene dell’anima: ha vissuto da vicino la vita reggiana sfortunata di Mario che fra i 15 e i 18 anni d’età aveva perso entrambi i genitori, poi la scomparsa anche della nonna materna (che s’era presa cura del nipote), infine la convivenza nell’appartamento al quarto piano del palazzo dell’Acer di viale Manara. Finché Mario non ha scoperto il Messico e ha lasciato il lavoro di elettricista a Reggio (era in forza alla “Duex” di via Cordo) perché attratto da quel Paese sudamericano in cui troverà anche l’amore.

«Mario mi telefonava spesso – ci racconta la prozia – e l’avevo sentito giovedì. Avevamo parlato del suo prossimo arrivo a Reggio. Poi quel maledetto incidente. E’ stato sfortunatissimo». Dell’incidente sa quello che le hanno raccontato dal Messico gli amici e la compagna (Luz Pierto, pure lei 32enne) di Mario.

A tradirlo sarebbe stata la velocità lungo la strada numero 200 (nei pressi di Tilzapote e San Pedro Pochutl, ad est di Puerto Escondido dove Diodato viveva), forse complice una delle tante buche in quella strada sconnessa, da qui il Ford Explorer che sbanda e si ribalta, finendo la folle corsa in un campo che costeggia la strada. Per la violenza dello schianto, il corpo di Mario viene proiettato fuori dall’abitacolo: inutili i soccorsi.

La polizia del distretto federale di Oaxaca – che indaga sull’incidente – vuole però essere sicura della dinamica e continua negli accertamenti, non escludendo di chiedere l’autopsia. I giornali messicani fanno riferimento alla presenza in auto anche di altre persone, che si sarebbero allontanate.

Una presenza nell’auto che sembrerebbe da escludere, perché avrebbero riportato delle terribili ferite viste le condizioni del suv finito fuoristrada. Forse la polizia vuole capire se non vi sia un’altra macchina coinvolta in quest’incidente, anche perché nel 2013 Diodato – sempre in Messico, ma in motorino – era stato investito da un’auto che poi era fuggita. Un precedente che probabilmente spinge i poliziotti a volerci veder chiaro su quanto accaduto a Mario il 25 aprile, intorno a mezzogiorno. Quindi, al momento, la salma rimane bloccata all’obitorio.

Ma la famiglia ha già preso un’importante decisione, in accordo anche con la compagna messicana: «Mario ci ha sempre detto che il Messico era il suo destino, che là stava bene e aveva deciso di viverci definitivamente. Quindi – specifica la prozia – la salma verrà cremata e le sue ceneri rimarranno in Messico. Entro un anno io e Patrizia Diodato (sorella del padre di Mario che vive a Messina, ndr) partiremo per il Messico, mentre entro un mese verrà celebrata una messa di suffragio qui a Reggio, nella chiesa di Sant’Antonio, con l’aiuto dei tanti amici di mio nipote».

Angela sta ricevendo tanta solidarietà dagli amici di Mario e si commuove nel raccontarcelo: «Non so dire in quanti mi hanno telefonato, perché mio nipote sapeva farsi benvolere, si dava da fare per tutti. Un carattere solare, aperto. Purtroppo la vita non è stata davvero tenera con lui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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