Scritte sulle pareti, viaggio in centro tra i muri imbrattati
Da via Emilia Ospizio a via Roma fino a piazza Scapinelli . Sono pochi gli spazi “graziati” dalle bombolette spray
REGGIO EMILIA. «Sbirri di m...». Oppure: «Non ti dimenticherò mai». E ancora un classico «A.c.a.b.», acronimo per insultare le forze di polizia. Per ogni scritta cancellata ce ne sono decine che restano lì. Oppure spuntano da un giorno all’altro, ad imbrattare un muro qualsiasi della città. Scritte, attenzione, non graffiti. Di differenze, infatti, ce n’è ben più di una. Per le prime, basta una bomboletta spray e una mano che le dà inchiostro, sporcando talvolta irrimediabilmente la veste urbana cittadina. Le seconde, invece, sono vere forme artistiche, espressione della cosiddetta street art: un’arte pienamente riconosciuta in Europa, che qui a Reggio produce capolavori e che, proprio dalle scritte sui muri, rischia di essere confusa e danneggiata.
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Un giro in centro per capire le differenze. È qui, in quello che dovrebbe essere considerato il salotto buono, che ci si accorge delle numerose scritte sparse in ogni angolo della città. La maggior parte è riconducibile ad un’unica mano: una persona conosciuta, con seri problemi, che in qualche modo dovrebbe essere aiutata. Seguita costantemente dai servizi socio-sanitari del Comune, è un grafomane che esprime la sua problematicità con la bomboletta in mano, sul quale sembra non si possa intervenire più di quanto non si faccia ora. Compromettendo tuttavia la veste urbana della città. Ma, fuori dal caso particolare, non mancano frasi e scritte inutili, lasciate invece per semplice maleducazione.
Via Emilia Ospizio, via Nacchi, via Emilia San Pietro. E ancora via Guidelli, via Scapinelli, via Roma. Solo per citarne alcune. Ma, se la città fosse paragonabile ad un foglio di carta, a prescindere dai gusti bisogna distinguere chi dipinge artisticamente da chi scarabocchia. Ne sono convinti anche dal Collettivo Fx, che di graffiti e murales se ne intendono. E che di Reggio rappresentano un’eccellenza, riconosciuti all’interno di un circuito internazionale di street art. «A Reggio noi writers siamo una quarantina – spiega uno dei ragazzi – personalmente di graffiti in centro io ne ho fatto uno solo, nell’ambito di un progetto europeo finanziato dalla Fondazione europea della cultura. Ero autorizzato, ma mi sono beccato tanti di quegli insulti dai passanti che ho deciso di non farne più».
Perché i writers, quelli veri, hanno delle regole precise da rispettare. Anche sulle tag – le firme – che spesso dilagano sui muri cittadini. Contribuendo ad alimentare pregiudizi. «La tag è una forma di calligrafia – spiega il componente del collettivo – c’è fa chi delle schifezze e chi ne fa di belle. La qualità spesso la si vede già dal posto dove si realizza. Bisogna farla in un posto dove non procura danni. Altrimenti è una forma di maleducazione. Quando vediamo qualcuno che sbaglia, glielo diciamo subito». Fra i progetti del collettivo, come non considerare arte ad esempio la sagra della street art di Canossa? «C’è gente di Madrid, di Londra, di Valencia che viene qui a Reggio a dipingere – aggiunge il ragazzo del collettivo Fx – Gli atti di vandalismo li vedo lontanissimi da ciò che facciamo. Non solo perché rappresentano lo zero virgola di tutta la produzione di murales presente. È un concetto totalmente lontano da noi. Quanto a vandalismi in centro, bisogna dire che non siamo a livello di Bologna o Milano. Ma sull’argomento credo che manchi una riflessione profonda che aiuti a capire un fatto importante, e cioè che il fenomeno del writing non è assolutamente associabile a scritte sui muri come “sbirri di m...”».
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