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Sportello per aiutare le famiglie colpite dal mesotelioma

Sportello per aiutare le famiglie colpite dal mesotelioma

REGGIO EMILIA. Dall’ottobre 2014 la Cgil di Reggio ha aperto lo sportello amianto al quale si sono già rivolte 200 persone. A novembre in Emilia Romagna si è costituita l’Afeva (Associazione...

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REGGIO EMILIA. Dall’ottobre 2014 la Cgil di Reggio ha aperto lo sportello amianto al quale si sono già rivolte 200 persone. A novembre in Emilia Romagna si è costituita l’Afeva (Associazione familiari e vittime dell’amianto), che conta 95 iscritti nel nostro territorio. «Come patronato Inca – spiega Dirce Fantini – abbiamo seguito per anni questa tematica. Ora abbiamo sentito l’esigenza di un sportello dedicato per fornire assistenza a 360 gradi a chi si trova ad affrontare il problema. Non vogliamo che queste famiglie siano lasciate sole, e sappiamo che nei prossimi anni è previsto il picco di malattie collegate all’esposizione. Ci stiamo attrezzando per fornire anche supporto psicologico. I lavoratori e i loro parenti hanno bisogno di aiuto sotto molti punti di vista, anche perché spesso l’iter per ottenere il riconoscimento della malattia professionale non è semplice. Il periodo di latenza del mesotelioma è di 30 anni, e l’Inail in alcuni casi ci ha richiesto la testimonianza di un collega di lavoro della persona malata. Tutto questo nonostante ci fosse traccia che la persona in questione aveva lavorato in una azienda ad alto rischio. Il nostro compito è anche quello di accedere a documentazione molto vecchia o fornire un dato epidemiologico». Cgil e Afeva chiedono con forza che tutti i luoghi, anche quelli privati, siano mappati e bonificati, anche per tutelare chi opera in situazioni d’emergenza. «Non deve più succedere che brucino due stalle con coperture in eternit – dice Ciro Maiocchi, responsabile Dipartimento salute e sicurezza della Camera del lavoro – come avvenuto a Castelnovo Monti, senza che i vigili del fuoco ne siano a conoscenza». Per ovviare al rischio, a Rubiera la mappatura dei siti privati è stata inserita nel piano della protezione civile. «A livello nazionale esiste un piano per smaltire l’amianto entro il 2023 – dice Maiocchi – mentre le direttive europee pongono come termine il 2028. La sfida è stoccarlo in maniera definitiva, e per farlo bisogna fare una mappatura dei capannoni industriali dismessi, così come quello delle piccole realtà rurali». Per Vanna Gelosini (segreteria confederale Cgil) il problema è anche quello di individuare le piccole strutture come pollai e garage. «Il rischio è quello dello smaltimento abusivo, nei fossi, che dobbiamo assolutamente prevenire». In Italia si stima che siano presenti 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture in cemento amianto, pari a circa 32 milioni di tonnellate. Inoltre, vi sono molte tonnellate di amianto friabile, per un totale di 8 milioni di metri cubi, secondo i dati 2005 del Cnr. La fibra killer è stata messa al bando nel 1992 con la legge 257, ma continua a mietere vittime.

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