Morta per la spirale: «I medici le hanno tolto l’utero sperando di salvarla»
Parla il marito della 42enne morta per un’infezione dopo l’impianto della spirale. La procura vuole capire perché il dispositivo si è spostato provocando l’infezione
REGGIO EMILIA. Come ha fatto la spirale a muoversi e a perforare l’utero, al punto da provocare un’infezione che ha portato alla morte una donna di 42 anni? E i precenti problemi cardiaci della stessa, possono in qualche modo aver avuto un ruolo nell’esito letale della vicenda sanitaria della paziente?
Sono sostanzialmente questi i quesiti a cui il perito della procura, il dottor Nicola Cuccuraci, dovrà rispondere nel giro di quattro mesi dopo l’autopsia eseguita sulla donna morta lo scorso 22 aprile, un mese dopo l’inserimento nel reparto di Ginecologia dello strumento anticoncezionale. Non è stata la famiglia a chiedere l’intervento della procura.
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Rassegnata alla tragedia, stava già preparando il trasferimento della salma nel paese di origine della donna. Ma quando sul tavolo della dottoressa Isabella Chiesi è arrivata la scarna informativa della direzione sanitaria dell’ospedale, il sostituto procuratore ha deciso di bloccare tutto, di acquisire la cartella clinica, di disporre l’autopsia e di indagare per omicidio colposo la dottoressa che impiantò il dispositivo, ora rappresentata dall’avvocato Franco Mazza. A questo punto la famiglia, rappresentata dall’avvocatessa Antonella Corrente, attende di conoscerne l’esito.
«Ma i problemi che aveva avuto al cuore mia moglie non c’entrano. Era stata operata nel 2011, ma dopo è stata benissimo». Il marito della donna ripercorre quest’ultimo tragico mese. «Dopo l’impianto della spirale diceva di avere dei fastidi, ma non sembrava niente di grave. Per qualche giorno ha perso sangue, poi basta. Quando però ha iniziato ad avere la febbre fino a 40 e non passava, allora siamo andati al pronto soccorso. Lì i medici dopo che i tentativi di abbassarla non erano serviti a niente, l’avevano ricoverata e sottoposta a tac e ad altri esami: nella notte, quando avevano visto che l’utero era perforato, l’avevano operata e lo avevano rimosso. Speravano così di fermare l’infezione. Purtroppo, non è servito...» conclude l’uomo. Che attende ora il nullaosta dalla procura per dare un ultimo saluto alla donna.
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