Investono i soldi dei risparmatori senza chiederlo, banca condannata
Due clienti scoprono che mancano 150mila euro dal conto, la filiale li aveva usati per far loro acquistare le proprie obbligazioni
REGGIO EMILIA. Andare in banca e accorgersi che dal proprio conto mancano 150mila euro perché la banca, senza informare i clienti, ha investito in obbligazioni. Guarda caso, emesse dalla banca stessa. E' il caso portato in tribunale da Confconsumatori che ora festeggiano la vittoria: il giudice, infatti, ha condannato l'istituto di credito al risarcimento del danno.
I fatti risalgono al 2010. La banca è una filiale reggiana del Banca Agricola Mantovana. I due clienti, madre e figlio titolari di un'attività imprenditoriale, si erano recati all'istituto di credito intenzionati a disporre del ricavato della liquidazione dei titoli. Ma avevano avuto una brutta sorpresa: l'importo del disinvestimento era stato investito a loro insaputa in obbligazioni emesse dalla propria banca. La prima conseguenza era stata che, per far fronte a delle esigenze di liquidità, erano stati costretti a vendere con urgenza i titoli, subendo una perdita dovuta al decremento di valore. Inoltre, la banca di fronte alle loro rimostranze si era rifiutata di risarcire il danno.
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E' per questo che i due si sono rivolti a Confconsumatori e al tribunale per ottenere giustizia. La sentenza ha dato loro ragione. "Il giudice ha sentenziato che gli ordini di acquisto delle obbligazioni avrebbero dovuto essere conferiti per iscritto e che l'istituto era responsabile del danno" spiega l'avvocato Giuseppe Luciani che insieme ai legati di Confconsumatori ha seguito il caso. La banca, infatti, non ha conferito alcuna documentazione che dimostrasse l'effettivo conferimento degli ordini da parte dei clienti. Anche se gli ordini fossero avvenuti telefonicamente, avrebbe dovuto fornire registrazione telefonica. "Secondo la sentenza, trattandosi poi di obbligazioni della stessa banca, questa ha agito violando anche la disciplina del conflitto di interessi che prevedeva, in questo caso, un'apposita autorizzazione scritta dei clienti".
"Purtroppo - spiega il legale - non è il primo caso. Succede che le banche non prendano le firme per questo genere di contratti. E questo inevitabilmente genera conflitto". Soddisfatto Secondo Malaguti di Confconsumatori: "E' una sentenza anche morale. E ci teniamo a divulgare queste sentenze, affinché i cittadini sappiano".
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