Muore dopo l'inserimento della spirale
La donna di 42 anni è stata colta da febbri fortissime per la perforazione dell'utero, indagato un medico
REGGIO EMILIA Morire a 42 anni per un’infezione. E’ la storia di una donna di Reggio, deceduta lo scorso mercoledì in Rianimazione al Santa Maria Nuova. Un mese prima, nel reparto di Ginecologia dello stesso ospedale, le era stata applicata la spirale: uno strumento anticoncezionale che consiste nell’applicazione nell’utero di un piccolo dispositivo. Ora, per la sua morte c’è una dottoressa indagata per omicidio colposo. Sarà l’autopsia, disposta dalla procura, ad accertare la causa esatta del decesso e chiarire se un errore medico sia responsabile di quanto accaduto.
«E’ una cosa molto dolorosa. Un fatto incredibile». A raccontare l’accaduto è il marito della donna, che in queste settimane le è sempre rimasto accanto .
«Il 25 marzo scorso siamo andati all’ospedale per mettere la spirale. I medici ce lo avevano consigliato, come metodo contraccettivo. Dicevano che non c’erano rischi – racconta– Qualche giorno dopo, però, mia moglie ha iniziato a stare male. Il 7 aprile, quando sono tornato dal lavoro, l’ho trovata con la febbre e non passava. Allora, l’ho portata al pronto soccorso».
Qui la donna viene visitata e sottoposta ad accertamenti. Quello che scoprono è grave. «Aveva l’utero perforato ed era partita un’infezione» conferma l’uomo.
La donna, già madre di quattro figli, viene ricoverata e si cerca di intervenire. «L’infezione era in tutto il corpo ormai. L’hanno messa in Rianimazione. Qualche giorno dopo si era svegliata, sembrava che stesse meglio» racconta. Sembra la fine di un incubo, invece purtroppo il peggio deve ancora venire. «Martedì della settimana scorsa, le sue condizioni però si sono aggravate. Mercoledì purtroppo è morta» sono le parole del marito.
La notizia della morte della donna è arrivata negli uffici della procura, sul tavolo della dottoressa Isabella Chiesi che ora ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Un fatto tanto tragico merita di essere approfondito. La procura ha incaricato il dottor Nicola Cuccuraci, medico legale, per l’autopsia che si è svolta ieri pomeriggio all’obitorio di Coviolo. Ha 120 giorni di tempo per depositare la perizia e rispondere ai quesiti della procura: chiarire le cause della morte, stabilire se ci sono state colpe mediche. In pratica, chiarire se c’è stato un errore nell’applicazione del dispositivo o, invece, è successo qualcos’altro.
A rappresentare la dottoressa indagata è l’avvocato Franco Mazza. La famiglia della donna si è affidata all’avvocatessa Antonella Corrente. Entrambe le parti hanno incaricato un loro perito. «Quello che è successo è inimmaginabile. Una cosa così non deve capitare mai più a nessuno» si sfoga il marito.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
