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«Occorre più collaborazione con i privati»

«Occorre più collaborazione con i privati»

Andrea Caselli (Afeva): «Molti temono i costi di smaltimento e la presenza di discariche controllate»

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RUBIERA. Si allargherà oltre a Rubiera il percorso di buone abitudini legate all’amianto, e principalmente alla tracciatura degli edifici che ancora contengono infissi, tetti, canne fumarie e parti ricoperte col pericolosissimo prodotto isolante realizzato dall'Eternit, una delle principali cause del mesotelioma maligno ai polmoni.

Il percorso è molto lungo, così come l’elenco delle difficoltà, ma vi sono anche tante realtà pronte a sostenerlo. Oltre al Comune, disposto a fornire la propria consulenza ad altri enti pubblici che vogliano seguire l’esperienza del Ciar, un ruolo di primo piano lo vuole giocare Afeva Emilia Romagna (Associazioni famigliari vittime dell'amianto), nata per volontà della Cgil. Fra loro Ciro Maiocchi della Cgil reggiana e il presidente di Afeva Andrea Caselli, affiancati dal sindaco Cavallaro e dal presidente della Provincia Gianmaria Manghi.

Hanno portato il loro contributo anche Orietta Sala del laboratorio amianto Arpa Emilia Romagna, il direttore generale Ambiente della Regione Emilia Romagna Giuseppe Bortone e la responsabile del servizio di sanità pubblica regionale Emanuela Bedeschi.

Le occasioni di riflessione non sono mancate, a partire da quelle sul ruolo civico dei cittadini, rimarcato da Caselli: «Un tema che non piace affrontare a nessuno è quello delle discariche, nessuno la vorrebbe di fianco a casa, certo. Però, per procedere a un corretto smaltimento dell’amianto, e il discorso vale anche per altro, è necessario avere luoghi adeguati dove depositare il materiale bonificato» – ha detto.

«Le istituzioni devono far capire ai cittadini che una discarica sicura, ben organizzata e funzionale, è la migliore soluzione anche per loro, per gestire rifiuti e materiale pericolosi». E in molti casi, si è sottolineato, quello che serve per iniziare il lavoro è solo la volontà, perché gli strumenti necessari per partire sono basilari: «Fondamentalmente, e pensiamo anche all'avvio dell’esperienza di Rubiera, serve solo una tabella di Excel dove segnare i dati». Proprio come fatto a Rubiera, dove il procedimento è stato più raffinato ed elaborato, ma sempre partendo da questa semplice base.

Una soluzione “terra terra” che appare però sempre utile. Basta guardare i dati dell’amianto per capire quanta alta sia ancora la pericolosità di questo materiale. In regione, dal 1996 a oggi sono stati riscontrati 2.127 tumori, con una continua crescita di casi negli ultimi anni. E il picco di malattie per le persone esposte è previsto fra il 2020 e il 2015. Il peggio potrebbe ancora dover giungere, e prevenire per limitare i guai al minimo appare una decisione quantomai saggia. (adr.ar.)

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