Gazzetta di Reggio

Reggio

Rumori, patron dell’Italghisa a giudizio

Rumori, patron dell’Italghisa a giudizio

Nel mirino la festa di chiusura 2013. Il titolare della discoteca: «C’era caldo e tanta gente: aprimmo le 8 porte di sicurezza»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Rumori eccessivamente alti provenienti dalla discoteca Italghisa di via dei Gonzaga nella notte fra l’11 e il 12 maggio di due anni fa.

E’ per questa contestazione che due residenti in zona (precisamente in via Fratelli Verri) hanno denunciato, portandolo ora davanti ad un giudice, il titolare del locale, cioè il 37enne Luca Redeghieri, accusato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (la pena prevista è un’ammenda).

I due residenti si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Massimo Viappiani e si sono “mossi” ritenendo che dopo quattro anni di chiusura della discoteca, dal novembre 2012 la situazione era diventata non più tollerabile, specie nei finesettimana. Inoltre fanno affidamento sia ad una raccolta di firme fra chi vive in zona per sollevare il problema-rumore della discoteca, sia sulla presenza quella notte “incriminata” dei tecnici dell’Arpa che rilevarono – dalle 22 alle 5 di mattina – continui sforamenti dei limiti acustici consentiti.

Quella notte il locale festeggiava la chiusura della stagione. «Non ci aspettavamo l’arrivo di così tante persone – ha spiegato in aula Redeghieri, difeso dall’avvocato Matteo Marchesini – perché anche se era la serata di chiusura, il sabato precedente la discoteca era quasi vuota. Siamo stati colti impreparati da un così ampio afflusso, tanto che abbiamo dovuto tirare giù dal letto un nostro socio per farci aiutare». Poi la sottolineatura che la discoteca ha otto porte di sicurezza che quella notte rimasero spesso aperte: per la difesa proprio per quel motivo il rumore percepito sarebbe stato così forte. «Chi si occupa della sicurezza ha il compito di chiuderle – ha proseguito Redeghieri – ma gli impegni erano così tanti che non potevano controllare in continuazione. Inoltre, non possiamo in nessun modo bloccare quelle porte perché le uscite di sicurezza non possono essere chiuse. Quella sera c’era caldo, aprivano la porta anche per far entrare aria». Va ricordato che l’impianto di climatizzazione venne installato solo successivamente. Un altro aspetto è emerso dalle parole di Davide Boccolari, 36 anni, prima dipendente poi socio del locale. «Io mi occupo di sicurezza e quella sera c’era la fila dei ragazzi all’entrata. C’era così tanta gente che hanno dovuto aspettare anche molto. E come al solito nel parcheggio si sono formati capannelli dove i ragazzi chiacchierano, a volte a voce troppo alta».

Sul piano amministrativo contro il locale venne emessa una sanzione, però ancora “congelata” dal ricorso presentato dalla discoteca. A metà settembre la sentenza.(t.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google