Svaligiato negozio di moto Il titolare: «Lotta impari»
Nel mirino il concessionario Ducati di via Garonna, rubati tre mezzi e accessori Lo sconforto del proprietario: «Bande specializzate: il colpo in sessanta secondi»
REGGIO EMILIA. Ennesima spaccata ai danni di un negozio di moto. Nel mirino caschi di marca, porta caschi, accessori, ma soprattutto tre Ducati fiammanti, non ancora immatricolate.
A essere saccheggiato è stato il concessionario di moto in via Garonna, a Villa Cella, rivenditore ufficiale della casa di Borgo Panigale.
Il colpo è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, poco prima delle 4. I ladri hanno letteralmente sradicato la porta di ingresso e sono entrati nella concessionaria. Poi, in un lampo, sono riusciti a prendere tutto ciò che, con ogni probabilità, avevano addocchiato durante la preparazione del colpo. Ma soprattutto le tre Ducati: una 899, una Diavel e una1198 S. Una quarta, una Diavel, è rimasta nel cortile. «Probabilmente qualcosa li ha disturbati e non sono riusciti a prenderla» spiega Franco Re, il titolare della concessionaria, che purtroppo non è nuovo a queste esperienze. «Solo negli ultimi due anni abbiamo subito altri due furti» conferma.
Nel negozio sono in vendita anche Vespa e Guzzi, ma nel mirino dei ladri, finiscono sempre le moto da corsa. «E' il denominatore comune dei furti - spiega Re - Sempre moto sportive: hanno un mercato nell’est e nel nord Europa. La Ducati, poi, è la signora delle moto. E purtroppo c'è anche uno smercio illegale di ricambi originali che alimenta questi furti». Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri, allertati dall'istituto di sorveglianza subito dopo l'attivazione dell'allarme. «Sono arrivati in sessanta secondi - aggiunge Re - mi chiedo come abbiano fatto i ladri a portare via tutta quella roba in così poco tempo». «Ci eravamo appena riforniti. Avevamo tutti i pacchi fermi. Pronti via e hanno rubato tutto. C'è solo una spiegazione: sono bande specializzate». Secondo le prime stime la refurtiva ammonta a oltre 70 mila euro. «Sono sconfortato – conclude – La nostra è una lotta impari. Non c'è nessuna possibilità di contrastarli. Anche le telecamere non servono a niente».
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