Uccise la moglie, la rabbia in tribunale
Scandiano: iniziato in Polonia il processo per l’omicidio di Teresa Misa, in aula gli insulti dei parenti contro Fermo Manzotti
SCANDIANO. E’ iniziato ieri a Tarnobrzeg, città a circa cento chilometri da Cracovia, nella Polonia sud-orientale, il processo a carico di Fermo Manzotti, il 47enne scandianese che, il 18 giugno 2014, aveva ucciso e quasi “sgozzato” la moglie, Teresa Misa, allora 32enne, in auto e sotto gli occhi del figlio di appena 4 anni. L’omicidio era avvenuto nella cittadina di Chmielowie, poco lontano da Tarnobrzeg, dove la coppia si era trasferita da Scandiano dopo il matrimonio e la nascita del terzo figlio. I dettagli di quell’omicidio sono stati narrati dagli stessi inquirenti con parole agghiaccianti, sia per le caratteristiche del fatto di sangue - Manzotti ha quasi tagliato la testa alla giovane moglie con un coltello - sia per le circostanze in cui sarebbe maturato l’episodio. Tanto che, in un primo momento, la difesa dell’uomo (e anche i suoi parenti residenti a Reggio e Scandiano) aveva cercato di dimostrare e chiedere l’infermità mentale di Manzotti, anche in base alle cure a base di psicofarmaci alle quali si sottoponeva anche quando abitava a Scandiano. Ma per gli inquirenti polacchi, che hanno trattenuto in osservazione psichiatrica l’uomo per oltre tre mesi, Manzotti, al momento dell’omicidio era in grado di intendere di volere e l’accusa nei suoi confronti è quella di omicidio premeditato pluriaggravato, in specie l’efferatezza che gli viene rinfacciata dai parenti della moglie che, non solo hanno respinto la richiesta di “perdono” che Manzotti aveva inviato loro, ma che ieri mattina, davanti al tribunale di Tarnobrezeg, lo hanno accolto a male parole urlando contro di lui “Bastardo, bastardo!”
La giuria polacca è composta da due giudici togati, Jòsef Dyl, presidente della giuria, e Marek Wòjcik, e tre giudici aggiunti. Il processo è a porte chiuse perchè, anche in questo caso, la legge polacca prevede la difesa della privacy per i minorenni, ovvero i tre figli, una femmina di 11 anni, e due maschi rispettivamente di 4 anni (che ha assistito all’omicidio) e di due anni. I primi due sono nati a Scandiano e parlano bene l’italiano perchè hanno frequentato la materna e la primaria nella città del Boiardo. Ma anche se Fermo Manzotti conosce il polacco, per il processo gli è stato messo a disposizione un interprete che gli traduce tutto il dibattimento. Ma quando il presidente della giuria gli ha posto alcune domande preliminari, Manzotti (difeso dall’avvocato Noris Bucchi e da un collega polacco) ha detto di avere capito le domande ma non ha voluto rispondere. Nella prima udienza di ieri, quindi, è stato proiettato il video del sopralluogo della zona dell’omicidio, da dove Manzotti aveva cercato di allontanarsi cercando di inscenare un’improbabile tesi di “legittima difesa” mettendo il coltello in mano alla moglie ormai sgozzata e dissanguata sotto gli occhi del figlio di 4 anni che, in seguito, nonostante l’età, aveva raccontato per filo e per segno tutto quello che aveva visto alla polizia, dopo essere riuscito a scappare fino a casa della nonna. Il processo riprenderà questa mattina, quando la giuria comincerà a sentire i testimoni e i parenti di Teressa Misa.
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