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Versano 50 mila euro per la casa a un truffatore

Versano 50 mila euro per la casa a un truffatore

Marito e moglie pagano 50 mila euro per una casa a Cattolica mai andata all’asta. Poi le minacce di morte

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CASTELLARANO. Un’ignara vecchina romagnola 88enne che non sapeva di avere la propria casa falsamente messa all’asta, la fantomatica consegna dell’abitazione che va in fumo perché all’improvviso era morta la madre del giudice fallimentare, documenti con tanto di timbro fasullo di un tribunale, indirizzi scritti a mano dall’improbabile ufficiale giudiziario per localizzare le abitazioni sulla Riviera adriatica da visionare ma che potevano essere acquistate solo a scatola chiusa, cioè senza poterle vedere all’interno.

E’ il castello di fandonie uscite ieri – in un’aula del tribunale di Reggio Emilia – da un processo a dir poco incredibile, in cui di vero vi sono i soldi (sui 50mila euro) versati dalla coppia truffata e le minacce di morte arrivate via sms ai sempre più increduli coniugi.

Sono loro, in aula, a puntare il dito – testimoniando – sul 45enne Luciano Serra (difeso dall’avvocatessa Catia Lombardo) che è accusato di truffa aggravata, falso e minaccia aggravata. Ma nè l’imputato nè il suo legale sono presenti, da qui la necessità della nomina, sui due piedi, di un avvocato d’ufficio da parte del giudice Andrea Rat. Questa storia è una sorta di crescendo rossiniano, come raccontano – in udienza – marito e moglie truffati che si sono costituiti parte civile.

L’inizio della vicenda – sei anni fa – è sui campi del calcio giovanile: il figlio di Serra gioca nella stessa squadra (un club della zona ceramiche) della coppia. Tifano insieme per la squadretta, intanto però l’imputato comincia ad accreditarsi con la coppia come ufficiale giudiziario del tribunale di Reggio che si occupa di aste. Poi fa balenare ai coniugi la prospettiva di poterli aiutare ad acquistare una casa a prezzo stracciato in qualsiasi parte d’Italia.

Come tutti hanno un sogno in un cassetto: una casa a Cattolica, a cui sono affezionati fin da bambini. A sentir Serra non c’è problema e su dei bigliettini fornisce una serie di indirizzi affinché i coniugi possano scegliere, come poi faranno individuando una casa vicino al lungomare di Cattolica. Vorrebbero vederla anche all’interno, ma lui li blocca, dicendo che se lo fanno salta l’affarone.

E’ il momento, però, delle richieste di denaro che la coppia verserà quattro volte in contanti e con due bonifici bancari sul conto di Serra. Arrivano anche i documenti relativi al passaggio di proprietà (le timbrature del tribunale di Rimini si riveleranno però taroccate), mentre il giorno della consegna dell’agognata casa al mare tutto salta perché sarebbe morta la madre del giudice fallimentare. E’ in questa fase che marito e moglie cominciano ad insospettirsi, si rivolgono ad un legale e le scoperte da quel momento sono tutt’altro che piacevoli a partire dal fatto che la “casa dei sogni” non è mai andata all’asta (ci vive tranquillamente l’anziana proprietaria).

Cercano disperatamente lo zelante “ufficiale giudiziario”, ma lui non si fa trovare. A quel punto la coppia contatta il figlio del 45enne ed è in quel momento che Serra si fa vivo con parole minacciose: «Lasciate stare mio figlio perché non sa nulla, altrimenti verrete con me al creatore...». Fine della doppia testimonianza, si torna in aula il 5 novembre.(t.s.)

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