Aumentate le assunzioni nei primi tre mesi del 2015
Ma i sindacati prendono le distanze dai contratti «non protetti dall’articolo 18» La Cgil: «E’ una dinamica drogata dall’aspettativa di agevolazioni fiscali»
REGGIO EMILIA. I lavoratori festeggiano oggi un primo maggio ancora sconfortante, ma meno cupo di quello dell'anno scorso. Anzi, i primi tre mesi del 2015 segnano nella nostra provincia un lieve alleggerimento della disoccupazione analogo a quello che si riscontra a livello nazionale. E' presto per rilevare un'inversione di tendenza e l'effetto del Job's Act, entrato in vigore il 7 marzo. Tuttavia i fautori del governo ne traggono fausti auspici, mentre i sindacati temono la sostituzione massiccia dei vecchi contratti stabili con quelli nuovi, formalmente a tempo indeterminato, ma di fatto precari perchè non protetti dall'articolo 18. Nel territorio provinciale, secondo i dati dei centri per l'impiego, i disoccupati sono calati di 333 unità. Se ne contavano 33.903 alla fine del 2014 e 33.570 il 31 marzo scorso. La diminuzione, però, ha riguardato soltanto gli adulti di età superiore ai 25 anni (- 853) e gli adolescenti (- 447), mentre s'è aggravata la piaga della disoccupazione giovanile, cresciuta di ben 967 unità in una fascia numericamente ridotta, compresa fra i 19 e i 25 anni. Il tasso di occupazione femminile continua ad essere di 15 punti percentuali inferiore a quello maschile, ma le donne in cerca di lavoro e iscritte ai centri per l'impiego sono calate nei primi tre mesi di quest'anno da 18.825 a 18.552 (meno 273), mentre gli uomini sono scesi di 60 unità, da 15.078 a 15.018. Il maggiore progresso si riscontra nel saldo fra gli avviamenti al lavoro e le cessazioni. Nel 2014 si sono contati 51.564 nuovi assunti, mentre 55.597 hanno cessato l'attività. Alla fine dell'anno, quindi i lavoratori erano 4.033 in meno. Fra il primo gennaio e il 31 marzo di quest'anno, al contrario, il loro numero è aumentato di 4.260 unità. Guido Mora, segretario generale della Cgil reggiana, considera questa dinamica drogata dall'aspettativa delle agevolazioni fiscali promesse in cambio delle assunzioni: «Nel 2014 - sottolinea Mora - molte aziende avevano rimandato le assunzioni perchè erano in attesa della decontribuzione sancita poi dalla legge finanziaria. Quando essa, dal primo gennaio, è entrata in vigore, hanno stipulato i nuovi contratti di lavoro, per ognuno dei quali è previsto un risparmio del 33%, più di ottomila euro, sui contributi da versare all'Inps». Ciò fa temere che, una volta esaurite le assunzioni rinviate dal 2014, il mercato del lavoro ritorni a chiudersi. «E' possibile - conferma il segretario - che questa infornata finisca. Le assunzioni vengono decise sulla base delle esigenze di manodopera presunte. L'attuale ripresa è timidissima. Se l'economia non riprende, se le esportazioni non aumentano, anche l'incremento degli avviamenti al lavoro sarà riassorbito». Mora, inoltre, guarda con preoccupazione alla trasformazione dei contratti, dopo quanto avvenuto con il call center Almaviva: «I lavoratori stabilizzati - denuncia - finiscono in cassa integrazione, mentre vincono gli appalti le aziende che assumono con le nuove regole che escludono l'articolo 18». Una cosa è certa: della congiuntura moderatamente favorevole non si sono avvantaggiati i giovani. «E' l'effetto - spiega il numero uno della Cgil - della legge Fornero. Le vecchie generazioni non escono e i giovani rimangono in panchina».
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