Furti di moto: ecco le bande specializzate
E’ lunga la serie di colpi-fotocopia ai danni delle concessionarie: il sospetto è che i mezzi “viaggino” verso l’Est Europa
REGGIO EMILIA. Colpi a ripetizione. Dalla Bassa alla montagna, ma con una concentrazione intorno al capoluogo. Nel mirino le concessionarie di moto, assaltate da bande di professionisti. E il sospetto, sempre più forte, è che i mezzi rubati seguano la rotta dell’est Europa, per alimentare un mercato illegale che sembra difficile da contrastare.
CELLA. L’ultimo episodio è quello di martedì, alla concessionaria Ducati di via Garonna. I ladri hanno sfondato la vetrina della rivendita. Sessanta secondi: questo il tempo che è trascorso dall’attivazione dell’allarme a quando sul posto sono arrivate le forze dell’ordine. Alla banda sono bastati per caricare tre fiammanti Ducati. Una quarta è rimasta nel cortile: non hanno fatto in tempo a portarla via. Il bottino ammonta ad almeno 70mila euro, perché oltre ai veicoli la banda ha fatto man bassa di accessori sportivi e caschi di marca.
VIA MONTI URALI. La notte del 29 gennaio scorso era toccato alla concessionaria Cocconcelli, di via Monti Urali. Qui ai ladri bastarono un minuto e 40 secondi per andare a segno. A sparire erano state quattro grosse moto. I ladri le avevano scelte bene prima di liberarle, a colpi di mazza, dai lucchetti che le tenevano ancorate al pavimento, caricarle su un furgone e andarsene via. Si parla di almeno 30mila euro di valore.
CASTELNOVO MONTI. Dieci giorni prima era toccato al negozio “Auto e moto” di via Irma Bandiera di Castelnovo Monti. Ad accorgersi del furto era stato il titolare dell'attività, Gabriele Farri, allertato dall'allarme. Arrivato sul posto nel giro di pochissimi minuti (abita a circa un chilometro, dove ha anche un'officina) trovò solo le tracce del passaggio dei ladri: quattro modo da cross del valore di dieci mila euro erano sparite.
VIA HIROSHIMA. A inizio gennaio, invece, a essere presa di mira, ancora di notte, era stata la sua concessionaria “Blue bike" di via Hiroshima. Ingente il danno: quattro motociclette, due Suzuki Rm 450, una Beta RR4t400 e una terza Suzuki sportiva per un valore di circa trentaseimila euro.
I ladri avevano agito attraverso il capannone adiacente. Avevano tagliato la rete che fa da confine posteggiando lì il furgone sul quale poi avevano caricato le moto, quindi erano entrati forzando la porta.
Piani fotocopia messi in atto da bande iper organizzate - in alcuni casi evidentemente le stesse - pronte a tutto pur di portare via un bottino per il quale deve esistere da qualche parte un mercato pronto ad accogliere i veicoli rubati. E a nulla sembrano valere allarmi, barriere, telecamere e sistemi antifurto sincronizzati con le forze dell’ordine.
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