Expo, gli arabi in visita al padiglione griffato Tecton
Il padiglione degli Emirati, realizzato dalla cooperativa reggiana, sarà smantellato e riallestito per l’esposizione del 2020
REGGIO EMILIA. "Food For Thought", cibo per la mente, è il nome scelto dagli Emirati Arabi Uniti per presentare il loro padiglione a Expo 2015. E Tecton è la società cooperativa che hanno scelto per realizzarlo.
Otto mesi di lavoro ininterrotto che hanno impegnato 74 aziende, di cui 39 reggiane, e oltre 280 uomini per realizzare 4.386 metri quadrati di padiglione progettato da Foster + Partners, uno degli studi internazionali di architettura più famosi al mondo. Un investimento di 60 milioni di euro, di cui 12 milioni di importo lavori prettamente edili.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11347160:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/05/02/fotogalleria/expo-gli-arabi-al-padiglione-degli-emirati-realizzato-da-tecton-1.11347160]]
Questi i numeri con cui si è confrontata Tecton, la società cooperativa di Reggio Emilia, annoverata tra i principali leader a livello nazionale nei settori interiors, costruzioni, restauro conservativo e decorativo e allestimenti museali, che proprio quest'anno celebra i suoi 125 anni di attività.
Un bel modo di festeggiare, ma non è la prima volta di Tecton all'Expo. Già nel 1906 partecipò all'Esposizione internazionale di Milano con la Società cooperativa pittori, decoratori e imbiancatori di Reggio Emilia, a cui fu riconosciuta la medaglia d'argento di collaborazione e prima ancora, nel 1900, intervenne all'Expo di Parigi.
Dopo più di cento anni, Tecton ritorna a Expo per realizzare uno dei padiglioni più all'avanguardia per quanto riguarda architettura e tecnologia, evocativo della natura, della cultura, della vita e delle tradizioni degli Emirati Arabi, sede della prossima esposizione internazionale nel 2020. “Un'esperienza indimenticabile”, come cita testualmente il sito ufficiale degli Emirati Arabi Uniti per presentare l'evento, e che non si concluderà il 31 ottobre, alla chiusura dell'Expo. Il padiglione, infatti, dovrà essere smantellato e allestito nuovamente ad Abu Dhabi. Questa la condizione posta dai committenti.
Una sfida importante per i progettisti - guidati dall'architetto Gerard Evenden, senior executive partner di Foster + Partners - che hanno impiegato tre anni ed oltre mille tavole progettuali per studiare un'opera che rispondesse a criteri di smontabilità e di riutilizzo, ma soprattutto che avesse prestazioni energetiche adattabili alle diverse condizioni climatiche di Milano e degli Emirati Arabi.
«Il poco tempo a disposizione per la realizzazione di un progetto così ampio, la difficoltà tecnica dell'opera e l'alta qualità delle finiture hanno reso particolarmente complicata l'operatività - ha commentato Fulvio Salami, presidente della società cooperativa - ma grazie all'ottimo rapporto di collaborazione che si è creato con gli architetti dello studio Foster & Partners, siamo riusciti a realizzare il padiglione in tempi davvero da record».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
