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I Comitati anti-discarica: «Diteci cosa farete di Poiatica»

di Adriano Arati
I Comitati anti-discarica: «Diteci cosa farete di Poiatica»

La lettera aperta a Iren e Regione: «Aspettiamo da mesi un’assemblea pubblica»

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CARPINETI. «Discarica di Poiatica, non prendere in giro la vostra gente». Tornano all’attacco i comitati “Fermare la discarica” e “Ecologicamente di Carpineti e Toano” dopo la chiusura della discarica di Poiatica gestita da Iren. I rifiuti non vengono più conferiti, dopo la decisione di fine febbraio della Provincia di Reggio che ha stabilito di fermarsi al quinto lotto del vecchio piano provinciale.

Da allora però, si lamentano i comitati, non vi sono più novità né informazioni. Va poi aggiunto che ora la gestione dei rifiuti è di competenza regionale, e si dovrà attendere l’ufficializzazione del piano regionale su tema per capire quale sarà il vero destino di Poiatica, ricordando che la bozza del piano – poi fermato dalle dimissioni di Errani e dalle nuove elezioni regionali – prevedeva l’utilizzo della discarica carpinetana sino al 2020.

«Sono passati ormai due mesi dalle ultime dichiarazioni sul futuro di Poiatica – dicono i membri dei comitati – e ancora nessuna notizia, nessun’assemblea aperta alla popolazione per discutere della proposta di piano, nessun invito o aggiornamento come comunità». Per “Fermare la discarica” ed “Ecologicamente” le ipotesi sono due: «O non esiste ancora una proposta o esiste ma sta nelle segrete stanze, sempre di rimpallo da un ufficio all’altro senza il necessario (e normale) coinvolgimento della società civile. Non sapremmo dire quale delle due sia la più grave».

Una situazione che potrebbe portare a riprendere la lotta ma, come sostengono i comitati. Nel mirino c’è Iren, giudicata monopolista.

Al riguardo si cita il verbale del consiglio comunale carpinetano di marzo, dove il sindaco Tiziano Borghi parla degli aumenti dei costi per la raccolta rifiuti, e dell’aumento conseguente, dopo la chiusura di Poiatica, dell’altra discarica provinciale, quella di Novellara.

Per i comitati si tratta di «ricatti sotto traccia per mantenere gli impianti di smaltimento o incenerimento aperti (su cui la multiutility conserva il vero profitto per alimentare un baraccone sempre in rosso)».

Non si risparmiano critiche neppure agli amministratori locali, soprattutto per il divieto di prendere parte ai consigli dell’Unione dei Comuni e all’incontro col presidente di Iren Francesco Profumo. «Con le solite motivazioni – dicono – come “non è la sede opportuna”, “vorrei ma non posso” e così via. E intanto si prende tempo, i mesi passano».

Anche perché, puntano il dito, in altre zone d’Italia vi sono amministrazioni più attive sul tema rifiuti: «nel frattempo vorremmo continuare a sognare che ci siano ancora istituzioni che adottino strategie alternative di cambio rotta da subito». Fra gli esempi utilizzati, il Comune di Forlì, dove è partito un percorso «di raccolta “in house”».

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