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Grano e amianto, faro sulle aziende estere

Grano e amianto, faro sulle aziende estere

La Forestale vuole capire se sapevano a chi affidavano il trasporto. Giove: «Poca collaborazione»

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REGGIO EMILIA. Dopo la denuncia a piede libero di 37 autotrasportatori e il sequestro di carichi e camion, le indagini del Corpo Forestale dello Stato sullo scandalo grano (trasportato su carichi che portavano anche rifiuti) guardano verso due direzioni: la aziende straniere produttrici, che commissionavano alle aziende conto terzi il trasporto verso l’Italia; i mulini e le aziende produttrici o stoccaggio di rifiuti italiane. Nessuna di queste è, al momento, indagata. Ma è chiaro che gli accertamenti degli investigatori sono volti ad accettare la posizione di ciascuno. Le aziende molitorie sapevano, o erano in grado di sapere, in che condizioni viaggiavano i carichi di grano che acquistavano? E’ questa una delle domande alle quali cercheranno di dare una risposta gli investigatori del Nipaf di Reggio e dell’Anticrimine di Bologna. Nel Reggiano, le aziende molitorie finite sotto la lente sono due, così come due sono i siti di stoccaggio rifiuti presi in esame e diventati oggetto di accurata osservazione in mesi di appostamenti durante le operazioni di scarico del grano e carico di amianto, ceneri, scarti di lavorazione industriale che ripartivano per l’estero. E cosa sapevano di come avvenivano i trasporti i produttori esteri di grano? Una domanda che resta, al momento, aperta. «Devo dire che non c’è stato un apporto positivo da parte delle autorità straniere – sono le parole del comandante regionale, Giuseppe Giove – nonostante siano state interpellate con la richiesta di documentazione». (el.pe)

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