Gazzetta di Reggio

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ECONOMIA

L'Italia deve giocare fra i grandi

Giovanni Fracasso

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REGGIO EMILIA Sui mercati azionari l’incognita Grecia continua a pesare. Il ministro delle finanze Varoufakis è stato sostanzialmente commissariato ma gli investitori hanno accolto con un certo nervosismo l’annuncio di Tsipras di voler indire presto un referendum sulle riforme.

Ma il grande problema europeo non è la piccola Grecia. Ma la grande Germania. Perché la potenza tedesca è un problema? Per un motivo di fondamentale rilevanza: la Germania è stata il grande beneficiario del dividendo dell’euro. Ha tratto innegabili vantaggi dalla costruzione dell’Unione Monetaria Europea. E adesso questo dividendo non vuole “condividerlo” con gli altri membri europei. Draghi alla guida della BCE sta svolgendo una politica coraggiosa. Ma basterà l’aiuto della banca centrale a rilanciare l’esangue economia del continente europeo? E soprattutto si riusciranno a colmare gli squilibri all’interno dell’eurozona? E’ questo il grande dilemma sul futuro dell’euro. Per quanto tempo ancora è sostenibile un unione monetaria a due velocità, con i paesi mediterranei in bilico tra recessione e (se va bene) bassa crescita?

Quando si parla di squilibri all’interno dell’eurozona non si può non pensare alla Germania. Nel 2014, il surplus commerciale tedesco è stato di circa 250 miliardi di dollari, pari a quasi il 7 per cento del PIL del Paese. Altro che Cina o Corea, è la Germania il vero grande paese esportatore del pianeta: i tedeschi vendono con successo i loro prodotti e gli altri Paesi li comprano. E il dollaro forte non può che incrementare questa straordinaria crescita delle esportazioni, trend che continua da oltre un decennio.

Suonano, pertanto, quasi profetiche le dichiarazioni fatte nel lontano 1994 di un grande economista italiano, Augusto Graziani: “La Germania ha condotto ….una politica valutaria molto astuta caratterizzando lo SME con una stabilità dei cambi monetari, ma una continua oscillazione dei cambi reali. Noi siamo abituati a pensare al fatto che il marco in tutti questi anni, e ancora oggi, si sia continuamente rivalutato rispetto alle altre valute. Questo è …esatto in termini nominali... Però, se guardiamo alla questione in termini reali, in realtà la cosa è capovolta. Il marco, rispetto alle altre monete europee, si è sempre andando svalutando perché la stabilità dei prezzi in Germania era tale, e viceversa il tasso di inflazione negli altri paesi era talmente alto che, tenendo conto dei rispettivi tassi d’inflazione, erano le altre valute, quelle dei paesi deboli, che si rivalutavano in termini reali rispetto al marco e il marco che si svalutava rispetto alle altre valute”.

Quindi cosa è successo prima con lo SME e poi soprattutto con la creazione dell’euro? I Paesi membri hanno adottato la stessa valuta ma sono entrati nell’euro con differenziali di inflazione diversi: la Germania ha “svalutato”. Essa avendo un differenziale di inflazione più basso,  ha approfittato con l’euro di una svalutazione reale del cambio Cosa significa “svalutazione reale”? Vuol dire che in rapporto ai prodotti degli altri Paesi dell’UEM quelli tedeschi hanno progressivamente ridotto il loro prezzo. E questo è stato evidente soprattutto negli ultimi anni: i prezzi tedeschi sono risultati troppo bassi rispetto alla qualità del prodotto tedesco.

Sempre nel 1994 Graziani avvertiva: “Non solo rivalutazione reale del marco, ma anche, fin dal 1987, creazione di un’Europa a due velocità. Si crea un nocciolo europeo intorno alla Germania in cui abbiamo stabilità dei cambi, nominali e anche reali. L’Europa a due velocità, quindi, non è un problema che dobbiamo porci per l’avvenire, ma è un fatto che esiste già dal 1987”.

L’altro grande problema europeo è geopolitico: la Germania “balla da sola”. E’ un polo di attrazione ormai sempre più forte. Questa attrazione è aumentata anche per il venir meno dell’asse franco-tedesco. Il rapporto tra Mitterand e Kohl è ormai un tiepido ricordo. Oggi l’unico interlocutore della Merkel è diventato Draghi: e il confronto sulle questioni europee si è ridotto sulla linea Francoforte-Berlino. Aveva visto lontano Graziani: “La Germania sta costruendo una grande area di influsso economico che trae vantaggio soprattutto dalla caduta del Muro di Berlino. Un’area che …andrà dal Baltico all’Adriatico e sposta repentinamente il centro dell’Europa verso est, mettendone la Germania al centro…”

Ovviamente i successi tedeschi non derivano dalla fortuna né sono un regalo divino, ma sono il frutto delle loro virtù: capacità nel produrre prodotti di qualità, capacità nel mettere al primo posto il “sistema Paese” e, soprattutto, una visione strategica di lungo periodo e una caparbia volontà di attuarla.

Alla nostra Italia – e lo ripetiamo spesso – ha numerosi problemi e mancano tante cose. Alcune sono risolvibili a breve, per altre ci vuole un serio percorso di riforme. Ma se guardiamo in prospettiva ci accorgiamo di due grandi carenze: manca una visione strategica del ruolo del nostro Paese nel nuovo mondo e manca la sana e forte ambizione di voler giocare tra i grandi.

 

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