Marchi: «La Cgil si sbaglia sul Jobs act»
Mora (Cgil) invoca una «nuova Resistenza» dal palco e attacca chi ha votato la riforma. Il deputato: più tutele per i precari
REGGIO EMILIA. È un sindacato agguerrito ma senza più “il Partito” alle spalle quello visto in Piazza Martiri del 7 Luglio durante la festa corale per il Primo maggio. O meglio, il partito - inteso come Pd - era presente fisicamente con diversi esponenti, ma la Cgil non ha perso occasione per menare ancora una volta fendenti contro il centrosinistra targato Renzi. Perché quella andato in scena davanti a centinaia di lavoratori che hanno sfilato da Piazza del Tricolore lungo via Emilia San Pietro durante la festa unitaria di Cgil, Cisl e Uil, è stata una nuova resa dei conti tra la Camera del Lavoro di Reggio e i politici locali che hanno appoggiato o votato in prima persona il Jobs act, riforma del lavoro che ha allontanato le due anime della sinistra.
Una volta guadagnato il centro del palco, Mora ha chiesto di listare a lutto le bandiere, perché il Primo maggio deve essere una festa «ma anche un’occasione di lotta per riaffermare i diritti dei lavoratori» in nome però di «una nuova Resistenza» per salvaguardare l’occupazione a tutto tondo. Oltre alle bandiere, al corteo e alla banda di Albinea che fanno da cornice alla marcia, infatti, c'è un’amarezza evidente che traspare dall’invettiva di Mora udita dagli altoparlanti: «Per la prima volta questa festa viene celebrata con lo statuto dei diritti dei lavoratori che è stato violato, frontalmente, attraverso una riforma inaccettabile dell’articolo 18 e di tutti quei diritti che ci siamo conquistati con le lotte degli anni Cinquanta e Sessanta».
Sopra al palco allestito davanti al teatro Valli, a pochi passi da Mora, c’erano alcuni amministratori locali (Luca Vecchi, Giammaria Manghi, Alessio Mammi tra gli altri) insieme ai parlamentari e ai consiglieri regionali reggiani tra i quali Maino Marchi, Roberta Mori e Maria Mussini. Proprio Marchi, deputato del Pd reggiano che quella riforma l’ha votata in maniera convinta al pari dei colleghi, non ha gradito l’attacco. «Abbiamo pareri diversi ma non ho avuto alcun imbarazzo a stare sul palco. Ma sono in totale disaccordo quando il sindacato parla di deriva autoritaria del governo» dice il parlamentare di Correggio all’indomani della festa. «In quella riforma non c’è solo la modifica dell’articolo 18 ma anche il contratto a tutele crescenti e l’ampliamento degli ammortizzatori sociali che hanno privilegiato i contratti a tempo indeterminato grazie alla successiva riduzione dell’Irap e dei contributi, recepiti poi con la Legge di stabilità. Sarà forse per il modo in cui il modo premier si è raffrontato con loro ma la Cgil deve capire che c’è stata una trasformazione in corso anche per quanto riguarda il mondo del lavoro. Io sono d’accordo con quanto detto due giorni fa dall’ex presidente Giorgio Napolitano: anche le forme di tutela a difesa del lavoro devono rinnovarsi, non possono più essere quelle degli anni Sessanta. Credo che la Cgil di Reggio, come avvenuto in passato, abbiamo qualche problema con la concertazione».
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