Spazi vuoti, c’è l’ok alla riqualificazione
Via libera della giunta ad un progetto per rilanciare negozi e terreni abbandonati attraverso il ricorso a canoni agevolati
REGGIO EMILIA. Da Santa Croce alla zona Stazione fino al Centro storico. Sono i tre quartieri “pilota” inclusi nella delibera approvata dalla giunta comunale su “Il riuso temporaneo di spazi e immobili pubblici e privati”. Una proposta lanciata dall’assessore alla Rigenerazione urbana, Alex Pratissoli, per riqualificare il patrimonio edilizio cittadino lasciato in abbandono, attraverso percorsi che agevolino progetti di cittadinanza attiva. «Il nostro scopo – spiega Pratissoli – è ridare vita a luoghi “abbandonati”, cioè privati delle loro funzioni originarie per molteplici ragioni spesso legate alla crisi o in attesa di una destinazione definitiva, conferendo loro nuovo senso e funzionalità, innescando processi virtuosi di sviluppo culturale, sociale ed economico a beneficio della comunità e dell’area urbana».
Secondo quanto previsto nella delibera, spazi e terreni abbandonati o in attesa di una trasformazione definitiva, possono essere destinati ad ospitare usi temporanei durante quel lasso di mezzo – che può durare anni o decenni – che intercorre tra la vecchia e la nuova destinazione d’uso. L’amministrazione ha intenzione, prosegue Pratissoli, «di sostenere progetti che utilizzino il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti vuoti, in abbandono o sottoutilizzati, di proprietà pubblica o privata, per riattivarli con iniziative di evidente interesse pubblico, legate al mondo della cultura e dell’associazionismo, delle start-up, dell’artigianato e della piccola impresa, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato». Le finalità economiche del progetto riguardano non solo la rigenerazione urbana, con la sottrazione del patrimonio edilizio agli atti di vandalismo, ma anche il contenimento del consumo di suolo e il sostegno degli spazi autogestiti. «I progetti-azione che si vogliono promuovere - aggiunge l’assessore – sono a “bassa definizione” ma ad alto contenuto sociale». Per raggiungere l’obiettivo, si partirà da esperienze già realizzate. Fondamentale, inoltre, sarà un superamento dei limiti del dettato normativo, che non riconosce ancora il riuso come una delle declinazioni possibili della rigenerazione urbana. Di qui la necessità di favorire l’applicazione di strumenti operativi più flessibili, la costruzione e diffusione di operazioni coordinate di “auto-costruzione” e la validazione di pratiche di trasformazione temporanea o ad interim di “vuoti” in attesa di trasformazioni definitive.
«In sostanza – conclude Pratissoli – si ambisce ad operare un opportuno cambio di paradigma della cultura del fare città: dal controllo tipico di visioni monodirezionali dall’alto verso il basso, alla responsabilità diffusa della cura, collettiva ed individuale, dei luoghi dell’abitare quotidiano entro un rinnovato sistema normativo». Le funzioni individuate per il riuso sono il lavoro di prossimità (temporary shop, mercatini temporanei, servizi alla persona), la creatività e la cultura (esposizioni temporanee, eventi, mostre, laboratori didattici), il gioco e il movimento (parchi, playground) e le Nature urbane, ovvero la realizzazione di orti sociali di prossimità, giardinaggio urbano collettivo, parchi urbani.
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