Baracche abusive e amianto in riva al torrente Tresinaro
Il sopralluogo con la guardia giurata Giorgio Taroni nella zona degli orti con rischio di inquinamento ambientale
SCANDIANO. Orti, recinti e baracche abusive lungo il Tresinaro, l’ombra del prelievo illecito di acqua dal fiume, forse il rischio di vecchi residui in amianto.
Uno spaccato preoccupante del torrente che attraversa l’intero territorio scandianese, e da sempre ne segna e ne accompagna la vita. E una presenza che già in passato ha generato polemiche e interventi dell’amministrazione, fra cui la nascita degli orti sociali di Pratissolo, creati anche per offrire un’alternativa regolare a chi si era fatto un orticello a fianco del Tresinaro. A parlarne sono l’ex guardia ecologica Giorgio Taroni, che da anni si impegna sul tema, e Massimo Bassi, capogruppo dell’opposizione 5 Stelle a Scandiano e nell’Unione Tresinaro Secchia. E’ proprio da lì che parte la nuova segnalazione: «Stavamo discutendo il lavoro della polizia municipale distrettuale, e per Scandiano si parlava del controllo del territorio. La relazione era molto precisa, ma non si citava tutte le situazioni senza permesso lungo il Tresinaro. Ho fatto presente la cosa, e se non ci saranno interventi non ci resterà altro che presentare un esposto» – spiega Bassi. Gli orti recintati, spesso con piccoli ripostigli o vere baracche attrezzate, punteggiano buona parte del tratto scandianese del Tresinaro, da Jano a Pratissolo e Fellegara. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11354206:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/05/03/news/gia-avviati-i-sopralluoghi-per-sanare-gli-insediamenti-1.11354206]]
«Quello è tutto terreno demaniale, decenni fa sono stati realizzati i primi orti, senza permesso, e ormai sono considerati di proprietà, le persone se li passano fra loro. Ce ne sono tantissimi, dal ponte di Jano a monte sono decine» – racconta Giorgio Taroni, che già nel 2010 presentò diverse segnalazioni, seguito poi da Legambiente.
«Sono tutte protocollate, ma non abbiamo mai visto alcun intervento, gli orti rimangono lì. Il Comune aveva creato gli orti sociali proprio per dare un’alternativa, molti sono andati lì, ma tanti si tengono il loro orto sul fiume, alcuni sono vastissimi» – continua.
La questione apre altri due punti. Il primo, lo sfruttamento delle acque del Tresinaro. «E’ proibito assolutamente togliere l’acqua dal fiume, ma molti hanno i loro motorini e tirano su l’acqua che serve per irrigare il terreno. Proprietari degli orti e di campi, ed è un problema, specialmente nei mesi caldi» – sostengono Taroni e Bassi. «Il calo idrico del Tresinaro è dovuto anche a questi prelievi illegali».
Il secondo, la possibile presenza di infissi in eternit, con amianto: «Negli orti costruiti per primi, dove adesso ci sono delle vere baracche coperte in cemento, è probabile che ci siano coperture in amianto. Pensiamo sicuramente a una casupola in un orto a Pratissolo, a fianco della passerella, che sembra proprio fatta nel cosiddetto “cemento-amianto”».
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