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LA TRAGEDIA A MODENA

Muore in moto, il fratello disperato: "Colpa di quella buca in strada"

Muore in moto, il fratello disperato: "Colpa di quella buca in strada"

Ricoverato in ospedale, non si dà pace per la morte della sorella Marika Sergi. Il Comune intanto ripara la carreggiata

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REGGIO EMILIA. La buca della tragedia è stata chiusa ieri mattina. Forse per coprire una vergogna ma non certo per soffocare il dolore che, anzi, è stato come amplificato da questo gesto riparatore. I parenti di Marika Sergi, la studentessa 22enne che abitava a Reggio morta domenica in un assurdo incidente stradale a Modena, ieri sono scesi nella strada della tragedia, hanno affondato le mani dentro a quel catrame lucido e ancora molle, hanno gridato con le loro mani imbrattate di nero la triste consapevolezza che purtroppo ci voleva una morte per iniziare a fare qualcosa.

LA RICOSTRUZIONE. Il giorno dopo l’incidente, è il momento della lacrime e della dolorosa consapevolezza. In cui tutti, amici e parenti, ripensano all’assurdo incidente: il fratello Mirko che guida la moto, ne perde il controllo; il tentativo di correggerne la traiettoria. La sorella che invece cade, finisce con il capo contro un paletto a lato della via che la uccide sul colpo. Mentre Mirko vola a terra e la potente Ducati nera in mezzo alla folta vegetazione. «Marika.. Marika!!. La buca , la buca, quella buca, colpa dela buca». Queste le grida di Mirko, a terra, mentre cercava di vedere dove fosse sua sorella.

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«Io sono arrivata subito sul posto perchè abbiamo sentito il botto - spiega la moglie del collega e vicino di casa del fratello della vittima. «Eravamo tutti quanti in casa: avevamo mangiato insieme e stavamo facendo il caffè - racconta la donna - Intanto, in cortile, Mirko e Marika erano saliti in sella alla Ducati, che era stata appena comprata dal fidanzato di Erika, un’altra sorella di Marika. Era una novità, volevano provarla. E così i due ragazzi sono andati a fare un giretto».

Via Cavazza, nel tratto dell’inceneritore di Modena, è una strada di periferia, quasi di campagna, tagliata dalla ferrovia. Fratello e sorella stavano rientrando a casa, ormai il caffè era pronto. Jeans, maglietta, scarpe da ginnastica, un piccolo giubbino per entrambi. Ma purtroppo niente casco protettivo: era una iniziativa improvvisata, una prova, un giretto breve. Invece, a fare irruzione in una domenica spensierata è stata la tragedia. «Gli stavano mettendo il collarino, lo carivano in barella, aveva male a un piede, ma Mirko intanto gridava il nome di sua sorella. Da subito ha spiegato di aver perso il controllo della moto perchè aveva centrato quella buca dopo il dosso del binario. Poi, come ci hanno fato capire i vigili, la moto ha sbandato sulla destra, si è come chinata su un lato per poi tornare su, sbandare» prosegue, tradendo la commozione, il racconto dell’amica.

LA FAMIGLIA. Uno zio racconta la giornata di dolore della famiglia originaria di Casarano, in provincia di Lecce, già colpita, appena quattro anni fa, dalla morte improvvisa del padre di Marika, camionista, ucciso da un ictus.

«Siamo partiti in treno non appena ci hanno informati che era successo un incidente - racconta - Io sapevo tutto, la mamma di Marika sapeva solo che la figlia era grave. Eravamo io, lei e l’altra sorella molto piccola. Cercava di vedere col cellulare, di leggere qualche notizia. Non ha saputo nulla sino all’arrivo alle tre e mezza del mattino. Poi è stata davvero una tragedia. Lei è distrutta così come il fratello, Mirko, che non si dà pace, che si sente in colpa».

Increduli e inconsolabili anche i compagni di studi di Marika: a Reggio frequentava il corso di laurea in Infermieristica e il tirocinio. Qui, abitava con alcune amiche nella zona dell’ospedale. Qui avrebbe concluso presto gli studi: le mancavano 5 esami. E tutti, docenti compresi, la ricordano come una studentessa brillante.

Ora, la famiglia attende il nulla osta per riportare il feretro a casa, in Puglia, e celebrare il funerale forse già giovedì.

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