Spese pazze, rinvio a giudizio per 16 ex consiglieri Pd
Nell'inchiesta della Procura di Bologna solo due archiviazioni, per Mumolo e Marani
REGGIO EMILIA. La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 consiglieri del gruppo Pd della scorsa legislatura regionale. E così l'inchiesta sulle spese indebite arriva al capolinea anche per il Pd.
La richiesta di processo riguarda tutti i consiglieri indagati che avevano ricevuto l'avviso di fine indagine, per gli stessi importi, ad eccezione di Antonio Mumolo e Paola Marani. Per loro, la Procura ha firmato una richiesta di archiviazione perchè i giustificativi e le pezze d'appoggio portati agli inquirenti hanno convinto i magistrati.
La procura ha dunque chiesto il processo anche per Matteo Richetti, ex presidente dell'Assemblea legislativa e ora deputato. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dai pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, titolari dell'inchiesta, e vistata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del gruppo dei pm che si occupa di pubblica amministrazione.
Gli avvisi di fine indagine erano arrivati lo scorso novembre, a ridosso delle elezioni regionali. Tre i consiglieri reggiani in quota Pd coinvolti, nessuno dei quali ricandidato: Beppe Pagani, Marco Barbieri e Rita Moriconi.
Ecco le loro reazioni all'indomani della chiusura delle indagini.
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TUTTI I NOMI. Dei 16 ex consiglieri, solamente due hanno ancora un ruolo politico: si tratta di Matteo Richetti, attualmente deputato, e Damiano Zoffoli, che nel febbraio scorso è stato eletto al Parlamento europeo.
Tutti gli altri indagati per cui è stato chiesto il processo non sono più eletti. Oltre ai reggiani si tratta di Marco Monari, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Mario Mazzotti, Roberto Montanari,Anna Pariani, Roberto Piva e Luciano Vecchi.
E' invece ancora in carica come consigliere regionale Antonio Mumolo, uno dei due consiglieri dem per cui è arrivata una richiesta di archiviazione: oltre a lui, i pm hanno scagionato anche Paola Marani.
L'ex capogruppo Monari risponde di peculato sia per le proprie spese sia per l'omesso controllo sui rimborsi autorizzati agli altri consiglieri, indagati per peculato. Gli importi contestati sono gli stessi che erano contenuti negli avvisi di fine indagine del novembre scorso: allora, le spese indebite del gruppo Pd ammontavano a 940.000 euro, l'importo più alto di quelli emersi nell'inchiesta (ma il gruppo, con 18 indagati, era anche quello più numeroso).
Il conto è rimasto sostanzialmente lo stesso, fatto salvo per gli importi attribuiti a Mumolo (circa 6.000 euro di treni e taxi) e per quelli di Marani. Per loro è stata chiesta l'archiviazione perchè i documenti portati in procura a giustificazione delle loro spese hanno convinto i magistrati della loro regolarità.
IL PUNTO SULL'INCHIESTA. Arriverà a breve la richiesta di rinvio a giudizio della procura anche per gli ex consiglieri del gruppo Pdl. I magistrati, come avevano annunciato, hanno man mano tirato le fila e chiesto il processo gruppo per gruppo, partendo dalla Lega nord (tre richieste), passando per M5s, Fds e Sel, Idv, Udc e gruppo misto, fino ad arrivare al gruppo più numeroso, il Pd, per cui le richieste di processo sono state firmate nei giorni scorsi.
Quello Pdl (11 indagati) è rimasto l'ultimo gruppo per cui non è stato ancora firmato il rinvio a giudizio, ma nel giro di una settimana i magistrati chiuderanno il cerchio anche per loro. Per il momento, rispetto ai 42 avvisi di fine indagine inviati a novembre scorso dalla procura, le uniche due richieste di archiviazione sono quelle arrivate oggi per Mumolo e Marani, del Pd. Nel frattempo, per alcuni ex consiglieri (della Lega ma anche di Sel) è già in corso l'udienza preliminare.
BONACCINI: "RISPETTO DEL LAVORO DEI GIUDICI". «Pieno rispetto del lavoro che i giudici fanno, se possibile poterlo fare in un tempo breve». È questo il commento del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, alla notizia delle richieste di rinvio a giudizio per 16 consiglieri Pd della scorsa legislatura, nell'ambito dell'inchiesta sulle spese dei gruppi assembleari. Bonaccini - anche lui in un primo tempo tra gli indagati ma la cui posizione era stata stralciata prima delle elezioni e archiviata - ha spiegato a margine della conferenza stampa di presentazione dei Campionati nazionali universitari, di non essere a conoscenza delle richieste dei Pm: «Ma sapete - ha detto ai cronisti - come mi son sempre comportato in tutte le questioni che riguardino chiunque che attengono alla sfera giudiziaria: sempre grande e pieno rispetto del ruolo dei magistrati, dei giudici che devono fare il loro lavoro e c'è da augurarsi che lo facciano nel tempo più celere possibile, nell'interesse di tutti».
Il presidente ha quindi aggiunto che «ci sarà modo per i consiglieri coinvolti di potersi difendere, non ho dubbi che saranno in grado di dimostrare la liceità dei loro comportamenti»
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