Gazzetta di Reggio

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ABUSI SUI MINORENNI

Pedofilia: c'è bisogno di informazione

Vanna Iori
Pedofilia: c'è bisogno di informazione

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REGGIO EMILIA La vicenda delle minorenni adescate su Internet e convinte a inviare le loro immagini "intime" tramite Whatsapp, che ha coinvolto nelle perquisizioni domiciliari anche residenti a Reggio Emilia, è l'ennesima, triste, storia di pedopornografia online. Questo fenomeno (il cosiddetto “sexting”) e il successivo ricatto è una forma di violenza subdola che coinvolge un numero crescente di adolescenti e preadolescenti, di età sempre più bassa, con l’uso di Internet e dei social network. Molti genitori sono preoccupati, non sottovalutano i rischi, ma la prevenzione deve puntare soprattutto su una maggiore informazione, formazione e comunicazione genitori-figli.

Per esempio attivare filtri per la navigazione in internet e controllare la cronologia è il primo passo che tutti possono fare, perché troppo spesso i figli utilizzano il tablet e lo smartphone in totale solitudine o di nascosto. I genitori devono essere attenti, parlare, chiedere, condividere che cosa fanno i loro figli in rete, soprattutto se notano dei cambiamenti nei comportamenti. E’ altrettanto fondamentale il ruolo di prevenzione nella scuola, per educare a un uso consapevole e responsabile della rete. Inoltre tutti i soggetti che hanno regolari contatti con bambini e ragazzi (nei settori dell'istruzione, della sanità, del lavoro sociale, della giustizia e della cultura) devono possedere un'adeguata conoscenza di questi pericoli, nonché dei mezzi per individuarli e denunciarli.

 Infine occorre anche assicurare alla Polizia postale la possibilità di lavorare con i mezzi adeguati (siti civetta, indagini sotto copertura): in tal senso ho presentato un'interrogazione in aula, rivolta al Ministro Alfano, per preservare le sezioni di Polizia postale (compresa Reggio Emilia) da un loro assurdo ridimensionamento. Non si può parlare di tagli di fronte a questo quadro, quando il 52% dei minori che naviga sul web in Italia chatta con sconosciuti e il 30% accetta di incontrarli. E' un dato allarmante perché mette in evidenza come i minorenni siano sottoposti quotidianamente a pericoli seri: ci sono più di 1.700 social e oltre 25.000 siti Internet pedopornografici, con un giro d'affari delle lobby pedofile di portata mondiale. 

Le opportunità positive che offre il web, portando l’universo nelle menti dei nostri figli, non devono essere demonizzate. Occorre però coniugare libertà e responsabilità con un'attenta opera di prevenzione in grado di salvaguardare i ragazzi dalle insidie più frequenti: pedofilia, adescamento, diffusione di materiale pedopornografico, sexting e cyberbullismo (su cui ho depositato proposte di legge alla Camera).

Ma conoscere tutti questi pericoli è inutile se non interveniamo sulla cultura del rispetto che gli adulti devono tornare ad avere nei confronti dei ragazzi. E sul loro 'diritto all'infanzia'.  L’ultimo rapporto Ipsos per Save the Children ha documentato, per la prima volta, le percezioni che gli adulti italiani hanno sui rapporti sessuali intrattenuti con i minori, nonché sul ruolo di Internet come strumento di incontro a sfondo sessuale. Il risultato è inquietante: il  38% degli intervistati si è dichiarato favorevole alle relazioni sessuali fra adulti e minori.

Possiamo chiamare 'amore' una relazione così “asimmetrica”, quando l'adescamento e l'abuso tramite la rete Internet sono ottenuti con false illusioni, minacce, intimidazioni e pressioni psicologiche?  Siamo di fronte a una grande sfida etica e politica: assicurare lo sviluppo sano e sereno della nuova ‘cybergenerazione’.  Oltre al rafforzamento dell’attività repressiva, indispensabile, verso gli autori di questo reati, è necessario ricostruire legami meno frettolosi con i ragazzi e più rispettosi del loro preciso diritto a essere un corpo-persona.

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