Tumori: diagnosi precoce grazie a una ricercatrice reggiana
Messo a punto da Patrizia Paterlini, docente all’Université Descartes di Parigi un test che consente di scoprire in anticipo la presenza di cellule “malate”
REGGIO EMILIA. Una ricercatrice reggiana ha messo a punto un test che consente di scoprire con grande anticipo rispetto alla diagnostica per immagini la presenza di un tumore. Questa innovativa scoperta, che potrebbe contribuire ad abbattere in modo significativo la mortalità per cancro, è frutto del lavoro e delle intuizioni di Patrizia Paterlini, laureatasi in medicina all’Università di Modena nel 1978 e docente di biologia molecolare all’Université Descartes di Parigi, dove vive da più di 25 anni.
Il Test Iset, acronimo di Isolation by SizE of Tumor Cells (Isolamento per dimensione delle cellule tumorali), consiste in un esame del sangue che riesce a individuare la presenza di cellule tumorali circolanti molto prima di quanto Tac, Pet e Risonanza magnetica riescano a scovare il cancro che le ha rilasciate. Il Test Iset promette dunque di poter diagnosticare la malattia anche con quattro anni d’anticipo ed è facile comprendere l’importanza del fattore tempo.
A provocare la morte dei malati, infatti, non è il tumore primitivo, ma le metastasi che si formano successivamente. Quando le cellule tumorali si distaccano dal tumore primitivo restano a lungo nel sangue prima di finire in altri organi: individuarle in tempo può dunque fare la differenza. Attualmente però i metodi di imaging non consentono di rilevare i tumori quando sono molto piccoli, anche se stanno già rilasciando cellule tumorali.
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Il Test Iset sarà pronto entro pochi mesi e verrà utilizzato prima di tutto nei pazienti sottoposti a radioterapia e chemioterapia per valutare l’efficacia delle cure, come annunciato a fine febbraio all’istituto Sdn di Napoli, dove il metodo è stato presentato in anteprima nazionale.
Questo importante risultato scientifico è stato ottenuto con un lungo lavoro, perché scovare le cellule tumorali in anticipo presenta molte difficoltà, a partire dal fatto che sono rarissime e vanno scovate in mezzo a miliardi di altre sane. «E’ come individuare su tutta la terra una sola persona tra i 7 miliardi di abitanti», ha detto la ricercatrice reggiana intervistata dal quotidiano la Repubblica.
Patrizia Paterlini si è laureata in Italia con una tesi sul Linfoma di Hodgkin e ha una doppia specializzazione, in Ematologia e Oncologia. Nel corso degli anni il suo lavoro ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. La ricercatrice ha insegnato all’Aquila e a Bologna fino al 1993, per poi iniziare a svolgere la sua attività d’insegnamento in Francia.
Nel 1988 ha seguito uno stage di biologia molecolare con il professor Christian Bréchot, che poi ha sposato. La reggiana è direttrice dell’Inserm, Institut national de la santé et de la recerche, e ha fondato il laboratorio Rarecells Diagnostic dopo aver messo a punto il Test Iset, utilizzato anche nel campo della diagnostica prenatale.
Nel 1994 Patrizia Paterlini ha dimostrato l’impatto clinico di un nuovo marcatore di proliferazione cellulare, la proteina cyclin A, scoperto nel suo laboratorio. L’anno seguente è stata premiata per questa ricerca con il premio “Excellence scientifique Assistance Publique - Hôpitaux de Paris”.
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