«Ecco perché ho detto no all’Italicum»
L’ex premier domani sera al Fuori Orario. «Questa legge non è meglio del Porcellum: allora scendemmo in piazza»
REGGIO EMILIA. «Non è vero che per decidere si debba essere soli. È possibile decidere, e bene, anche insieme». Lo sottolinea nel suo ultimo libro “Andare insieme, andare lontano”, l’ex primo ministro Enrico Letta, e lo ribadisce a voce in giorni in cui si discute di leggi e di riforme approvate invece con «la maggioranza della maggioranza». Domani sera Letta sarà al circolo Arci Fuori Orario, per una serata di presentazione del libro, uscito poche settimane fa, e soprattutto di dialogo: «Vuole essere un confronto con le persone, ci saranno dei botta e risposta, non voglio fare interventi di mezz’ora», spiega.
È l’ora del confronto?
«Il mio ultimo anno l’ho trascorso in solitaria, lavorando al mio libro. E ora è il momento di un test, di capire cosa si pensa di questa mia visione della politica. Ho cambiato la mia agenda proprio per favorire gli incontri».
Quella reggiana è una delle prime tappe.
«Ne sono contento, sarà una verifica importante, perché per me il territorio reggiano, e tutta l’Emilia, sono da sempre un riferimento».
Non è l’unico ad uscire con un libro sulla visione della politica...
«Anche Romano Prodi ha appena realizzato un lavoro su temi simili a quelli che affronto io, qualcosa vorrà dire».
Qual è il cuore di “Andare insieme, andare avanti”?
«E’ una mia riflessione sulla politica, e sulla visione dominante in questo periodo: che per decidere si debba essere soli. Io credo all’opposto che si possa decidere bene anche tenendo insieme più spunti, più realtà. E anzi si deve, su determinati temi. Ora voglio capire cosa ne pensano gli italiani, con questi incontri».
Tema quanto mai attuale. Lunedì lei ha votato contro l’Italicum. Perché?
«Quando Berlusconi approvò il Porcellum andammo in piazza, usammo parole durissime. Non vedo grandi differenze fra il Porcellum e questo Italicum».
Il nodo qual è?
«Il Porcellum prevedeva il 100% dei nominati, questa legge elettorale ne prevede circa i due terzi. Non è accettabile,non è molto meglio del Porcellum, e ci sono momenti in cui si deve dire di no».
Non è stato l’unico, neppure nel Pd.
«Questa riforma elettorale è stata approvata dalla maggioranza della maggioranza, con il parere contrario di tutte le opposizioni, interne e esterne. E crea un precedente pericoloso. La prossima volta, citando questo caso, anche una nuova maggioranza potrà approvarsi da sola la propria legge elettorale, e questo non va bene».
In questi giorni, la tensione è alta anche per la riforma della scuola. Che ne pensa?
«Credo che la riforma della scuola sia un bel pantano. Fare le riforme solo per farle è una logica che crea danni, si accelera e si fa tutto in fretta e furia».
La velocità non sempre aiuta?
«Stiamo parlando di un intervento che coinvolge milioni di famiglie, milioni di persone, ed è chiaro che ci voglia gradualità. Sempre per questa logica dell’annunciare le riforme, e farle in fretta, si rischia invece di generare molto caos, a partire dalla prossima annata scolastica. E credo che i nostri giovani abbiano bisogno di tutto tranne che di caos. Anche la sbandierata regolarizzazione dei precari nella pratica aumenterà la confusione».
“Andare insieme, andare lontano” è un principio che applica anche parlando di Europa, nel suo libro. È l’unica strada?
«E’ l’unica soluzione per il futuro dell’Europa, e non è una questione di visioni romantica. Anche la Germania ha bisogno dell’Europa, anche se molti in Germania non la pensano così».
Glielo hanno fatto notare?
«E’ nato un caso, dopo il mio libro, e ho dovuto spiegare e approfondire l’argomento con i giornali tedeschi».
Uno dei grandi temi è l’arrivo di migranti disperati. Lei era il primo ministro ai tempi di Mare Nostrum. La sua posizione oggi?
«E’ la stessa posizione di Ban Ki Moon e di Papa Francesco. C’è bisogno di una Mare Nostrum Europeo, è l’unica soluzione. Perché è una migrazione molto diversa dal passato. Non parliamo di persone che vengono in cerca di lavoro, ma di persone che scappano dalla guerra. Sono dei rifugiati, e l’articolo 10 della Costituzione parla chiaro al riguardo. Queste persone sono rifugiati da accogliere, chiaramente sull’intero territorio continentale. In questo scenario le cifre diventano ridotte».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
