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Falsi permessi di soggiorno, 4 arresti

Falsi permessi di soggiorno, 4 arresti

La Dda di Venezia stronca un’associazione a delinquere: in manette anche il consulente reggiano Camillo Aceto

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REGGIO EMILIA. Associazione a delinquere finalizzata alla permanenza illegale nel territorio dello Stato. E’ questa l’accusa mossa nei confronti di quattro uomini arrestati al termine di un'inchiesta della procura distrettuale antimafia di Venezia, sull'ingresso illegale di cinesi in Italia. In manette sono finiti Ivano Torresan, 52 anni, assistente capo della polizia addetto all’ufficio Immigrazione di Treviso fino al giugno del 2013, i due cinesi Lunbo Deng, detto Giovanni o Joe, 38, Rongqing Chen, detto Luca, 38, entrambi residenti ad Altivole, e un reggiano: Camillo Aceto, quarantenne, sedicente commercialista. L’indagine ha preso le mosse proprio dalla questura di Treviso, quando nel febbraio del 2013 una collega di Torresan, nel verificare una pratica, si accorge che il rilascio del permesso di soggiorno è avvenuto in modo irregolare. La dirigente responsabile dell’Ufficio Immigrazione Elisabetta Serrao decide di avviare le indagini che ben presto portano alla luce il ruolo di punto di riferimento del poliziotto per i due cinesi, mediatori per conto della comunità cinese della Marca, ma anche delle altre province venete. Secondo gli investigatori, era Torresan a organizzare gli appuntamenti con i cinesi; era lui ad aggiustare le pratiche, inserendo dati fasulli oppure impostando le pratiche come se fossero rinnovi temporanei- per i quali la documentazione è meno corposa - ma rilasciando permessi per lungo periodo. Qualora fosse stato necessario esibire contratti di lavoro, Chen e il suo braccio destro Deng chiamavano Aceto, che attraverso la società Dataconte di Reggio provvedeva a fornire copie di contratti di lavoro fittizi. Residenza, rapporto di lavoro, conoscenza della lingua, certificato di stato famiglia e certificato di abitabilità: quando non c’erano i documenti necessari per un permesso di lungo periodo venivano fabbricati, o falsificati nella comunicazione al cervellone. Dal dicembre del 2012 al luglio del 2013 - quando è stato rimosso - Torresan ha gestito 669 pratiche, tra queste 258 carte di soggiorno o permessi di lungo periodo di cui per almeno 150 è stata accertata l’irregolarità. La quota più importante dei 3 mila euro che costava un permesso falso erano incassati proprio da Torresan.

Un’inchiesta portata avanti alla vecchia maniera, fatta di pedinamenti, intercettazioni e verifiche di una marea di carte come ha spiegato ieri in procura a Venezia il questore di Treviso, Tommaso Cacciapaglia, affiancato dal procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito e dal vice questore aggiunto di Venezia, Giorgio Vetrone. L’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata a Torresan mentre era al lavoro. Dovrà rispondere anche di abuso d’ufficio. «Il dato triste di questa è l’arresto di un poliziotto», ha sottolineato D’Ippolito. Sono un centinaio i cinesi denunciati per aver presentato documentazione falsa, mentre tutti i permessi risultati irregolari sono stati revocati.

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