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Consumo di suolo: colate di cemento per Reggio Emilia

Consumo di suolo: colate di cemento per Reggio Emilia

Secondo l’Ispra la nostra provincia è seconda in regione A Casalgrande la maggior cementificazione, pari al 24,6%

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REGGIO EMILIA. Riqualificazione. È la parola d'ordine da mettere in pratica nella nostra provincia. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto sul consumo del suolo stilato dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, secondo cui solo nel 2014 l'Italia ha ceduto 21mila chilometri quadrati di terreno alla cementificazione, soprattutto nel Settentrione. A rubare la terra, soprattutto all'agricoltura, sono in primis le strade, che rappresentano il 40% della superficie consumata, seguite dagli edifici con circa il 30%. E l’analisi dell’Ispra spiega come non esista più un nesso tra richiesta di abitazioni ed edilizia.

In passato, infatti, le dinamiche della crescita demografica erano (positivamente) collegate con l’urbanizzazione. Negli ultimi decenni invece si è creato un paradosso: le città hanno visto diminuire la popolazione residente e aumentare le case vuote e sfitte. L’Ispra sottolinea che il tasso di consumo di suolo in Italia confrontato con la crescita demografica mostra una crescita consistente nel corso degli anni fino al 2013, «con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013».

A livello nazionale, il cemento “ingoia” 55 ettari di Penisola al giorno e ha spazzato via anche 34mila ettari di aree protette, insieme al 9% delle zone a pericolosità idraulica e al 5% delle rive di fiumi e laghi.

In Emilia Romagna, per consumo di suolo, Reggio Emilia si piazza sul podio: un triste primato che si gioca con l’iperurbanizzata Rimini. In Romagna, la percentuale di suolo consumato è pari allo 10,3%, leggermente più alta di quella della nostra provincia, che si ferma invece a quota 9,6%: una cementificazione che ha colpito 21.939 ettari di terreno, lasciando incontaminati solo 207.034 ettari. Meglio di noi la vicina Modena, che si ferma al 9% di terreno consumato (pari a 24.166 ettari) e persino la Bologna città metropolitana, con una percentuale del 6,6%.

Fra i Comuni della nostra provincia, invece, la percentuale più alta di suolo consumato spetta a Casalgrande: nella capitale reggiana del distretto ceramico, il consumo di suolo raggiunge il 24,6%, con appena 2.843 ettari ancora liberi dalla cementificazione. Subito dietro c’è Rubiera, dove la percentuale tocca il 21%, pari a 532 ettari contro i 1.988 ettari non consumati. A Cavriago, la percentuale di suolo consumato invece arriva a quota 20,9% (355 ettari), scendendo a 18,2% a Montecchio (443 ettari). E il capoluogo? A Reggio Emilia, gli ettari di suolo consumato sono in totale 4.151, per una percentuale del 18%. E proprio sulla base di dati simili a questo la giunta ha varato diversi provvedimenti per favorire il riuso edilizio e trasformare in agricoli terreni prima edificabili. A livello regionale, nel 2013, in 15 regioni viene superato il 5 per cento di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (intorno al 10 per cento) e in Campania, Puglia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte, dove troviamo valori compresi tra il 7 e il 9 per cento.

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