Gazzetta di Reggio

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Reggiane, il degrado che conviene

Chiara Casoli

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REGGIO EMILIA Da un balcone delle Reggiane sventola uno striscione: A chi fa comodo questo "degrado"? A chi ci vive, o a chi ci specula? Un buon riassunto della nostra posizione come associazione, maturata in due anni di visite e ascolto. Ascolto su sedie traballanti davanti a tavole apparecchiate con fazzoletti e scatolette di tonno, trattenendo il respiro per i rifiuti accumulati a terra - come in città dopo la Notte Rosa -, ma anche in stanze senza soffitto in cui esseri umani si ritagliano due metri quadri di dignità, fatta di abiti stesi, pavimento lavato e "letti" di pallet. Una parola, accomuna tutte le storie: lavoro. Perso, cercato, o inaccessibile.

Centro di ogni discorso, come per tutti gli altri disoccupati. Solo che, questi, ricevono normalmente solidarietà, mentre chi ha perso la casa suscita spesso paura, schifo, rabbia. Disumanizzati, i senza dimora sembrano una categoria a sé, non semplicemente persone escluse dalla sfera dei diritti, condizione sbagliata a prescindere, a livello di società. Perché è proprio la nostra democratica e civilissima società, a produrre ingiustizie feroci, e non come eccezioni, bensì come sistematica destinazione di chi non è riuscito a stare "al passo".

Pensare questo fa paura e impone difficili prese di posizione; è molto più facile aver paura di chi dorme su un cartone. Lo hanno capito i vari Salvini, che si ergono a salvatori della patria; lo hanno capito quelle amministrazioni, anche di un presunto centro-sinistra, che acquietano i cittadini votanti con l'aumento delle volanti, guardandosi bene dall'alzare l'asticella dei diritti, unica vera garanzia di sicurezza; lo hanno capito quei media che, a un'inchiesta che approfondisca i problemi nella loro complessità, preferiscono il più redditizio mostro in prima pagina, il rafforzare i luoghi comuni già diffusi e potenti - alla faccia del giornalismo etico di Giuseppe Fava.

A pagare sono i senza dimora, ma anche i disoccupati, i pensionati con la minima, gli invalidi con i fondi per l'assistenza tagliati e gli altri che, da oppressi, fanno la guerra a loro pari, lasciando illesi gli oppressori. Illogico, come lo è stata l'orda che, dopo l'arresto di uno spacciatore dentro alle Reggiane, ha inneggiato alla "bonifica del degrado": anche tralasciando che anche gli altri "abitanti" siano vittime della presenza di delinquenti - nonché la riflessione su quali alternative restino a chi non ha possibilità di lavorare legalmente -, è credibile che il problema dello spaccio si risolva cacciando i senzatetto dal loro riparo?

Infine, io, ventiquattrenne, sono entrata alle Reggiane più volte, ho stretto molte mani. E' un luogo sicuro e poco sicuro come lo è il mondo. Poco sicuro come qualsiasi luogo isolato, o dove si incontrano cattive persone, ma non più di quanto lo possano essere le mura domestiche o la strada. Sicuro, come ogni luogo dove si incontrano brave persone, che non hanno mai fatto male a nessuno, emarginate per quello che sono.

* pubblicato sul mensile
Piazza Grande
testo esteso su
www.partecipazione.eu

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