Sicurezza, in una tesi il “modello Carpineti”
Dopo l’ondata di furti e la reazione della cittadinanza, uno studente universitario studia l’ascolto, il coinvolgimento e la cooperazione tra i cittadini della zona
CARPINETI. Il «modello Carpineti» nella gestione della sicurezza e delle tensioni dei cittadini dopo i furti compare in una tesi di laurea. Nella vallata di Valestra gli abitanti ricordano la turbolenta estate 2014, quando le varie frazioni vennero bersagliate da una lunga scia di furti ed effrazioni, compiute in gran parte da ladri “itineranti”, che venivano scaricati in zona e ripresi in auto rapidamente dai complici, dopo colpi in case in quel momento vuoto. Una situazione che generò parecchia preoccupazione, e anche rabbia, con gli abitanti organizzati in turni di sorveglianza. La gestione di quei giorni è finita nella tesi di laurea in Politiche di sicurezza, dal titolo “La “Svolta Relazionale”. Dalla devianza alla sicurezza nella società contemporanea: verso politiche a misura d’Uomo”.
L'autore è Luca Mulè, all'epoca iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze criminologiche di Forlì, nella sede distaccata dell'università di Bologna. Mulè, che presenterà il suo lavoro a giugno, ha deciso di parlare di quanto accaduto a Carpineti dopo averne letto ripetutamente sui giornali, nel periodo in cui la zona di Valestra finiva spesso al centro della cronaca. Negli ultimi due capitoli si parla appunto della vicenda di Carpineti, dove si era «effettivamente realizzato un percorso di svolta relazionale all’interno della dimensione sicurezza», spiega l'autore. Al centro, il processo utilizzato dall'amministrazione comunale; un processo «che dall’ascolto dei cittadini potesse far emergere soluzioni e opzioni condivise, tali da essere sentite realmente il risultato di una scelta di cooperazione relazionale tra società civile e rappresentanze istituzionali». Nella pratica, una serie di incontri e assemblee cui, in alcuni casi, hanno preso parte anche le forze dell'ordine, oltre ai cittadini, e una sorta di coordinamento delle attività di prevenzione portate avanti dagli abitanti. Le ronde, reazione istintiva e rabbiosa ma non molto funzionale, sono state soppiantate dallo scambio dei numeri di cellulare, dalla creazione di gruppi su Whatsapp per aggiornarsi reciprocamente su movimenti sospetti. E in generale: «Guardiamo di più nell'orto del nostro vicino», come ha spiegato il sindaco Tiziano Borghi a Mulè. Lo studente è rimasto colpito da questo lavoro, tanto da parlare di «modello Carpineti», inserito appunto nella tesi di laurea. Al centro, un «modello di comunità inquadrato a suo modo in una società del villaggio». Che affronta anche un tema attuale: quello della presenza sempre più massiva di telecamere e strumenti di sorveglianza, e il rapporto conflittuale fra sicurezza e privacy individuale. Il timore è che si arrivi a «un meccanismo di distrazione da quella coscienza di comunità così importante», con tutti i rischi del caso. (adr.ar.)
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