Crisi, Coldiretti punta sul marchio Fai
L’associazione prende le distanze dal Consorzio: «Commercializzeremo il re dei formaggi per una filiera più equa»
REGGIO EMILIA. Dopo mesi di scontro frontale con il Consorzio del Parmigiano Reggiano, Coldiretti lancia una sua iniziativa per contrastare la crisi del “re dei formaggi”, che nel 2014 ha dovuto fare i conti con il crollo dei prezzi pagati ai produttori e una diminuzione dei consumi nel mercato italiano. L’associazione dei coltivatori annuncia che inizierà a commercializzare il Parmigiano Reggiano con marchio Fai, Filiera agricola italiana, «per garantire una più equa redistribuzione del reddito lungo la filiera e rendere i prezzi del latte e del Parmigiano più stabili e meno penalizzanti per i produttori», ha spiegato ieri il direttore di Coldiretti Reggio Assuero Zampini.
Il marchio Fai è già utilizzato in molti altri settori, dall’ortofrutta alla carne, dal riso all’olio d’oliva. «Ora lo useremo anche per il Parmigiano Reggiano - spiega Zampini -. Abbiamo preso contatto con i nostri associati per verificare la loro disponibilità di forme di Parmigiano e di latte e valutare in che modo si possa arrivare a una produzione e una commercializzazione che rispecchi la nostra filosofia, che è quella di una filiera più corta e dunque più efficiente, dove allevatori e agricoltori sono protagonisti dal campo fino al cibo. Una filiera di cui i nostri associati sono proprietari».
Impossibile non leggere questa iniziativa alla luce delle roventi polemiche di questi mesi con il Consorzio del Parmigiano, accusato da Coldiretti di non aver tutelato e promosso nel mercato italiano il marchio e aver lasciato l’attività promozionale all’estero nelle mani degli esportatori.
«Ogni organizzazione deve svolgere il suo ruolo e non mi interessa giudicare terzi - si limita a dire Zampini -. Sono qui per presentare quello che faremo noi per una filiera più equa. Se poi saremo di stimolo anche per altri, ben venga».
Coldiretti da anni è impegnata in iniziative di valorizzazione del mondo agricolo italiano, si batte per etichette più trasparenti, contrasta l’invasione di materie prime straniere e promuove con “Campagna amica” occasioni d’incontro tra consumatori e coltivatori all’insegna della difesa della biodiversità e del km zero. Una pluralità di strategie che hanno come obiettivo quello di riequilibrare un po’ la bilancia dell’agroalimentare, che pende dalla parte di chi trasforma e commercializza, piuttosto di chi alleva e coltiva.
Il marchio Fai, nato nel 2012, ha due destinatari. Da una parte i consumatori, ai quali vengono proposti alimenti di cui viene garantita la qualità, la tipicità e la sicurezza. Dall’altra il progetto si rivolge ai produttori, ai quali viene chiesto di aggregarsi sulla base di accordi vantaggiosi. Come si articolerà in concreto il progetto del Parmigiano resta da vedere, ma pare che non dovremo aspettare molto. «Cercheremo di accordarci con il maggior numero di persone - spiega Zampini - ma dopo un certo periodo di confronto partiremo e gli altri potranno seguirci in seguito». Per Vito Amendolara, vice delegato confederale di Coldiretti, la crisi del Parmigiano si inserisce in un problema più generale. «L’agricoltura è un aspetto importante del tessuto imprenditoriale di questa provincia, ma rischia di non essere rispettata e salvaguardata, come dimostra la scomparsa di 42 caseifici in 10 anni, la chiusura di tante stalle e il massiccio consumo di suolo a Reggio, certificato dallo studio dell’Ispra. Dobbiamo tutelare di più questo patrimonio straordinario».
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