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Abusi sul 15enne, il coach dopo 22 giorni esce di cella

di Tiziano Soresina
Abusi sul 15enne, il coach dopo 22 giorni esce di cella

Il Riesame ha concesso gli arresti domiciliari all’allenatore di basket giovanile Valutazione più “soft” della pericolosità del 45enne, ma restano i gravi indizi

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REGGIO EMILIA. Dopo 22 giorni in carcere, ieri pomeriggio l’allenatore 45enne di basket giovanile – al centro di una delicata inchiesta, perché accusato di atti pedofili su minore infrasedicenne (un suo ex giocatore di 15 anni) – è uscito di cella ed ora è agli arresti domiciliari.

L’ha deciso il Riesame di Bologna a cui il coach ha fatto ricorso contro la misura cautelare in carcere tramite l’avvocato difensore Alessandro Nizzoli. Al momento non si conoscono le motivazioni di questa decisione, comunque si possono dedurre due aspetti: la concessione degli arresti domiciliari (nel contesto di una vicenda che sarebbe maturata proprio nella casa dell’allenatore, in cui vive la figlia minorenne) può aver portato i giudici bolognesi a ritenere un grado di pericolosità sociale dell’indagato meno allarmante, ma nel contempo il permanere di una misura restrittiva fa presumere che rimangano i gravi indizi di colpevolezza nei confronti del coach.

Nella ricostruzione fatta da chi indaga – il pm Maria Rita Pantani che coordina gli accertamenti della polizia – sono tre gli episodi (nell'arco di 4 mesi) in cui sarebbero avvenuti gli atti pedofili nel solaio-ufficio e un rilievo importante viene dato alla decina di film porno che per gli investigatori il tecnico avrebbe mostrato al 15enne (quando in casa non c'era nessuno) per eccitarlo ed arrivare ai palpeggiamenti. Un passaggio-chiave dell'inchiesta negato, però, dall'allenatore: li ha indicati come vecchi dvd, registrati in forma artigianale ed ancora sigillati, di cui a malapena ricordava l'esistenza. Il coach ritiene di essere vittima sia del ragazzino, sia della madre del 15enne, motivando il tutto in un mix di vendetta-gelosia. Dice che la donna gli aveva chiesto di star vicino al figlio (in difficoltà a scuola ma anche in palestra), da qui gli inviti a casa del tecnico per pranzare e fare i compiti nel solaio-ufficio. Poi - sempre secondo il coach - la madre si sarebbe sentita scavalcata nelle sue funzioni, mentre il 15enne si sarebbe vendicato con l'allenatore perché lo riprendeva per lo scarso rendimento scolastico e cestistico.

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