Gazzetta di Reggio

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«Falso lo spaccio, volevano rovinarmi»

di Tiziano Soresina
«Falso lo spaccio, volevano rovinarmi»

Busana: l’imprenditore 29enne si sfoga dopo l’assoluzione. Un “amico” ritratta tutto dal pm e ora è nei guai per calunnia

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BUSANA. «E’ stata durissima, mi hanno rovinato la vita con quella storia dello spaccio di droga».

E’ l’amaro ma nello stesso tempo liberatorio racconto – alla Gazzetta – dell’imprenditore edile 29enne Michael Dughetti, da alcuni giorni uscito, con l’assoluzione in tribunale a Reggio, da un tunnel giudiziario iniziato nel febbraio 2013 con l’accusa di essere uno spacciatore di hascisc e marijuana, coinciso con una ventina di giorni trascorsi agli arresti domiciliari.

Lui ha sempre negato di essere un pusher (confermando solo l’uso personale di “fumo” e “maria”) e dopo la revoca degli arresti domiciliari ha cercato di reagire riprendendo in mano la propria vita (la bella moglie e i genitori gli sono sempre stati vicini, anche nelle varie udienze) e il proprio lavoro (nell’affermata impresa edile di famiglia). Ma dal febbraio di due anni fa sono accadute cose a dir poco sorprendenti, tutte legate ad amici d’infanzia – a Cervarezza – di Michael che, davanti ai carabinieri, non avevano esitato ad accusarlo di essere un abituale fornitore di stupefacenti negli ambienti “bene” del nostro Appennino . E la prima “svolta” arriva proprio da uno di quegli “amici” – ora 26enne – che si presenta da un legale perché vuole andare a vuotare il sacco sulla posizione di Dughetti. Roso dal rimorso, si presenterà con l’avvocato davanti al pm Stefania Pigozzi – che coordina le indagini dei carabinieri di Castelnovo Monti e Collagna – per raccontare una storia ben diversa sul conto dell’imprenditore edile. Dalle sue parole esce infatti il “quadro” di una sorta di “accordo” punitivo fra amici di vecchia data per infilare in quei grossi guai Dughetti. Perché tanta cattiveria? Era stata l’nvidia a muovere tutto perché Michael è benestante e sta avendo tanto dalla vita? Ora il 26enne è indagato per calunnia, ma si è lavato la coscienza. Ma non è finita qui. Nello studio dell’avvocato difensore Roberto Sutich arrivano due fax che poi il legale deposita in udienza: sono stati inviati da due conoscenti di Michael che spiegano come non c’entri nulla con questa storia di spaccio. Altri giovani accusatori poi “traballano” quando vengono sentiti nel processo: accuse ben più sfumate, cifre e quantitativi di droga che non tornano, fraintendimenti con i carabinieri quando mettevano a verbale le loro parole. Un’erosione sempre più evidente dell’impianto accusatorio che porta la procura alla richiesta d’assoluzione con formula dubitativa, mentre l’avvocato Sutich chiede l’assoluzione del suo assistito «per non aver commesso il fatto». Tesi difensiva avallata dal giudice Cristina Beretti. «E’ un caso giudiziario che fa riflettere – rimarca l’avvocato Sutich – perché c’è la soddisfazione per l’assoluzione piena, ma resta la profonda amarezza per le false accuse emerse».

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