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Ligabue, grande festa al Campovolo: «I miei primi 25 anni fra sogni di rock ‘n’ roll»

Evaristo Sparvieri
Ligabue, grande festa al Campovolo: «I miei primi 25 anni fra sogni di rock ‘n’ roll»

L’evento presentato con un live acustico davanti a trecento giornalisti. Il rocker si confessa: «Una carriera avventurosa, inaspettata e appagante»

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REGGIO EMILIA. «Venticinque anni avventurosi, inaspettati e appaganti». Si confessa davanti alla stampa. E annunciando il suo ritorno al campovolo, anticipa a circa trecento giornalisti arrivati da tutta Italia un piccolo assaggio di quella magia che solo i suoi concerti sanno regalare.

Luciano Ligabue il prossimo 19 settembre festeggerà i 25 anni carriera. Un quarto di secolo in musica e parole, raccontati attraverso diciotto album, due libri di racconti, un romanzo, una raccolta di poesia. Senza dimenticare il cinema. «Risponderò solo a domande sulla musica», dice sorridendo durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento. Non è vero. Parlerà un po’ di tutto, mettendosi a nudo per l’ennesima volta di fronte al suo pubblico.

Ore 21, Reggio Emilia. Il campovolo torna a essere il centro del mondo, di quel mondo che il Liga ha appena attraversato nel suo fortunato tour planetario, raccontando storie di un’Emilia diventata universale. È qui che mercoledì sera si è data appuntamento la stampa musicale di tutta Italia: oltre trecento giornalisti in attesa di scoprire un segreto che tutto sperano venga svelato. Il terzo mega concerto al campovolo, mai annunciato ufficialmente. Ed ora, invece, diventato realtà.

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C’è il tramonto all’orizzonte. Ma il sole è nascosto da un cielo umido e nuvoloso che sembra spesso di casa su questa terra. Le luci si spengono ovunque, si comincia ad andare a bordo. Ad attendere i giornalisti ci sono cinque pullman, che nel buio più nero sono trasportati proprio nel mezzo della pista, il ventre del campovolo. Di colpo le luci e le canzoni. Lungo la pista, diciotto album, su maxi schermi, uno dopo l’altro. Una vera hall of fame: diciotto passi di una carriera che, partendo proprio da Reggio, accordo dopo accordo ha spiccato il volo. Il cammino di un’artista ripercorso in linea retta, senza quegli scivoloni che, ammetterà lo stesso Liga durante la conferenza stampa, non sono mancati nella sua carriera: «Quelli che ho preso me li sono meritati».

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Alla fine del cammino, un palco. L’ennesimo, dopo venticinque anni di successi. Ligabue sale, imbraccia una chitarra acustica e intona “Sogni di rock 'n' roll”. C’è qualche problema tecnico al microfono. Ma subito si dissolve. E nell’aria non restano che voce e melodia e note e versi. Poi un cambio di chitarra. Con un suono più profondo. È la volta di “Certe Notti”. Scherza con il suo pubblico, Ligabue. Una platea piccola ed esclusiva, per una volta, numericamente distante da quei record di spettatori che i suoi stadi sono abituati a vedere. Il breve live per pochi fortunati si chiude con uno dei quattro inediti inclusi in “Giro del Mondo”, quel “C’è sempre una canzone” che più che un titolo sembra un manifesto di poetica.

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Il cerchio è chiuso. O quasi. Perché con il Liga c’è sempre un rivolo che lascia presagire qualcosa di nuovo, come se nessun cerchio dovesse chiudersi mai. Al contrario, ogni storia alimenta nuove storie. “Il meglio deve ancora venire”, recita un suo testo. Ed il meglio arriverà proprio il 19 settembre, di nuovo al campovolo, di nuovo qui. «Il contenuto di quella serata si farà da solo – spiega il rocker – Abbiamo deciso di suonare integralmente il mio primo album con la band con cui l’ho realizzato. Poi “Buon compleanno, Elvis” e il meglio di “Giro del mondo”.

Sarà il concerto più lungo che abbia mai fatto». Accanto a lui, Claudio Maioli di Riservarossa e Ferdinando Salzano di F&P group, i suoi manager storici, a fare gli onori di casa. «Sarà una serata unica - aggiunge il Liga – non ho mai suonato un album intero, tranne quando non avevo repertorio». Tanto tempo fa. Almeno 25 anni. Ora invece ci sono anche pezzi che «restano nascosti». Ma che «hanno un loro perchè». Di qui la scelta della scaletta del 19 settembre, dove non mancherà “Sogni di rock 'n' roll”, che nel cuore del Liga ha un posto speciale.

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«È la canzone da cui è partito tutto. Tutte le altre sono figliocce di questa», spiega. Racconta di aver amato la musica progressive e cantautoriale. E di avere provato a lungo a scrivere canzoni con testi difficili e musiche complesse. Poi con “Sogni di rock 'n' roll” ha trovato la strada, che percorre tuttora: «L’ho scritta in cinque minuti. Quasi tutte le scrivo così. È un momento artistico a cui segue poi un lungo lavoro artigianale». Voltandosi indietro, prova «tenerezza» per i suoi esordi.

E parlando del futuro, ammette di non voler fare programmi. «Mi sento bene e sono in forma. Spero di tirare avanti ancora qualche anno», ironizza. Difficile rivederlo dietro la macchina da presa, come in passato. Tantomeno davanti, come attore. «Vorrebbe dire rinunciare due anni al piacere della musica». Impensabile per chi ama le emozioni del palco più di ogni altra cosa: «Mi sono sempre sentito a mio agio». E quando canta davanti a 150 mila persone prova «semplicemente gratitudine», con l’impegno di far sentire al suo pubblico «la massima goduria possibile».

«Con le canzoni cerco la gente, la comunicazione. Con il resto quel problema non me lo pongo - racconta parlando delle sue esperienza da regista e narratore – Per me la canzone, per come nasce, è fatta per la gente. Le canzoni sono mainstream. Se la gente risponde ho fatto buon lavoro». Già, musica e canzoni. Quell’arte che sta vivendo una crisi anche a livello di mercato.

«Io so cosa vuol dire alimentarsi di musica. E pur sapendolo, adesso mi alimento male». Colpa della tecnologia? «Ha reso di certo le cose più facili. Ma con mio rammarico gli studi chiudono. I social? Capiremo questi tempi tra qualche anno. Se nel frattempo non andremo ancora più veloce». Veloce come i record che il Liga polverizza: 2.232.000 biglietti venduti dal 2005 al 2015 su Ticketone. E all’appello mancano ancora quelli del terzo campovolo. Ora pronto a decollare.

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