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Unieco si spacca in due sul piano di rilancio

Enrico Lorenzo Tidona
Unieco si spacca in due sul piano di rilancio

I soci hanno votato sull’ipotesi di integrazione in edilizia con Coopsette, l’esito è però incerto: si va alla conta sulla newco proposta da Casoli

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REGGIO EMILIA. I soci lavoratori propendono per il no, i soci sovventori per il sì. Un esito che spacca in due Unieco, impegnata ieri in una tesa assemblea dei soci durante la quale la base era chiamata a decidere se conferire o meno il mandato al consiglio di amministrazione affinché sondi l’umore delle banche in merito al percorso di integrazione del ramo edile con Coopsette tramite una società veicolo (newco).

I quasi 400 soci presenti al centro Loris Malaguzzi hanno espresso un voto che segna un ulteriore stallo. Per sapere l’esito certo della consultazione bisognerà attendere fino a lunedì ma le previsioni parlano di una divisione a metà rispetto alla proposta presentata dal presidente Mauro Casoli, che intende far uscire la coop dall’angolo. Ma per «pensare in un’ottica di sviluppo» Unieco deve superare i limiti imposti dal piano di ristrutturazione del debito, che centellinando le risorse tiene la cooperativa in equilibrio costringendola però a giocare difesa.

Per questo, durante l’assemblea, Casoli ha speso le ultime esortazioni per convincere la base a votare in favore dell’avvio dell’ipotesi newco con Coopsette. Il risultato è stata un’assemblea infuocata, come del resto gli ultimi sei mesi vissuti dalla cooperativa, con spaccature anche in cda e tra la dirigenza. Non sono bastate le 25 assemblee parziali di questi mesi per ricomporre la divaricazione.

Unieco è ora davanti a un bivio: rimanere così com’è e proseguire il percorso tracciato dalla ristrutturazione e dal budget 2015 votato ieri senza smagliature. Oppure creare una newco, nella quale Unieco avrebbe la maggioranza mentre Coopsette conferirebbe le concessioni stradali. «Non si decide se fare la newco ma se verificare o no con le banche che tipo di apprezzamento danno alla newco e se accettano le condizioni che dettiamo noi - ha rimarcato Casoli - Se queste verranno rispettate a fine anno faremo votare l’operazione definitiva ai soci».

La nuova società permetterebbe maggiore operatività e un maggiore sostegno finanziario. Le condizioni per creare la newco che Unieco vuoleporre alle banche sono chiare: la coop dovrà rimanere in bonis e dovranno essere assicurate linee di credito sufficienti alla newco per poter operare. Niente cessione inoltre delle controllate strategiche e allungamento dei tempi di rientro oltre all’attivazione di ulteriori ammortizzatori sociali.

L’obiettivo è di proseguire senza fardelli verso l’internazionalizzazione, la riorganizzazione delle società controllate e l’aumento dei risparmi nella struttura, «il tutto coniugato con una dimensione coerente di impresa». Sullo sfondo ci sono gli stringenti budget da rispettare e le scadenze proprio con le banche. Nel 2016 la coop dovrà restituire 70 milioni di euro, come previsto la piano di rientro.

«Dobbiamo solo capire, per ora, se le banche possono accettare o meno la nostra proposta sulla newco. Ma per saperlo dobbiamo andarglielo a chiedere» ha ribadito Casoli prima del voto, affermando poi che «i destini di Unieco e Coopsette resterebbero comunque distinti». Proprio Coopsette rappresenta la situazione più complessa e non convince molti soci che nutrono perplessità sulla vicende finanziarie e giudiziarie dei “cugini” di Castelnovo Sotto.

In casa propria Unieco può contare su conti in ordine e obiettivo nel 2015 che prevede ricavi più contenuti (verso i 300 milioni di euro) ma commesse assai consistenti. Ci sono poi i piccoli gioielli della corona, come Clf (ramo ferrovie) che chiude in utile e offre soddisfazioni anche a bilancio.

«Qualcuno sostiene che non era necessario votare per questo passaggio relativo alla newco - è l’ammissione di Casoli - Forse è vero ma il clima aziendale di questi ultimi tempi è stato rovente. Voglio inoltre ribadire che non è assimilabile per Unieco un’ipotesi stile “bad company” o modello Sicrea, che sono frutto di procedure concorsuali. Noi abbiamo intrapreso un’altra strada». E ancora: «Siamo stati in grado di tenere botta nonostante i problemi del 2014. Abbiamo completato tutti i cantieri e operiamo in un settore nel quale manca la giusta redditività rispetto al nostro impegno».

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