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Così tanti reggiani ricadono in povertà

di Jacopo Della Porta
Così tanti reggiani ricadono in povertà

Il Centro d’ascolto: «Stanno tornando persone che avevamo assistito in passato e che pensavano di avercela fatta»

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di Jacopo Della Porta

REGGIO EMILIA

Persone che ricadono nello stato di povertà, e che tornano a chiedere aiuto ad anni di distanza, un aumento dei giovanissimi e degli anziani che hanno bisogno di una qualche forma di sostegno, e una prevalenza di persone sole o con matrimoni alle spalle. Sono alcuni degli aspetti che emergono dai dati sulla povertà presentati ieri all’oratorio don Bosco di via Adua e relativi agli ultimi 10 anni d’attività del Centro d’ascolto della Caritas Diocesana.

“La crisi economica di questi anni - ha sottolineato Walter Nanni, responsabile centro studi Caritas italiana - ha provocato a livello nazionale un raddoppio della povertà assoluta, che si stima riguardi il 10% della popolazione. In passato il fenomeno era circoscritto alle periferie e alle situazioni di degrado. La crisi invece fa si che oggi possa riguardare tutti”.

PROBLEMI ECONOMICI. Nel 2014 nel solo Centro d’ascolto di via Adua si sono recate 1.353 persone, di cui il 77,7% stranieri, in prevalenza uomini (77,7%). La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 35 e i 44 anni d’età (25% del totale).

Le sedute d’ascolto sono state complessivamente 3.405 e i bisogni manifestati in questi incontri sono stati relativi a problemi economici, mancanza di lavoro e di una casa, fragilità delle relazioni familiari, problemi di salute e dipendenze.

RICADUTE. In 10 anni il centro d’ascolto ha incontrato 16.867 persone. Se escludiamo le persone che si sono presentate più volte il dato è di 10.975 utenti differenti.

“Con la crisi - dice Isacco Rinaldi, vicedirettore della Caritas Diocesana - abbiamo assistito al fenomeno della ricaduta in stato di povertà, persone che avevamo già aiutato, si erano integrate e poi sono tornate nuovamente da noi”. Un dato, che evidenzia una certa cronicità, che emerge chiaramente dal fatto che nel 2005 il 68,1% degli utenti erano persone nuove, mentre nel 2014 la percentuale è scesa al 46,1.

I disoccupati rappresentano l’80% di chi si è rivolto alla Caritas e questo vuol dire che vi è un'altra fetta di individui, (occupati, pensionati e altri) che dichiarano di avere un reddito insufficiente per il proprio tenore di vita. In particolare il numero degli occupati (i cosiddetti “lavoratori poveri”) si attesta su di un 7,3%.

SINGLE E SEPARATI. Nel corso del decennio si è assistito al sorpasso delle persone sole rispetto a quelle sposate. A partire dal 2010 le persone coniugate sono passate dal 46,4% al 40,9% del totale. Al contrario sono aumentate le persone che dichiarano di non essere sposate, che con un 43,1% registrato nel 2014 diventano ora la categoria più rappresentata. Tra gli utenti italiani che si sono rivolti nel 2014 al Centro d’ascolto un italiano su tre è separato o divorziato. Pertanto emerge una correlazione tra povertà e avere un matrimonio alle spalle. Non è semplice stabilire quale fattore sia la causa dell’altro, ma le Caritas diocesane da tempo affrontano i problemi dei padri separati, che pur lavorando sono in grave difficoltà.

Tra gli italiani, sempre relativamente all’ultimo anno, più del 62% vive solo. Fra coloro che dichiar. ano di avere un partner (coniuge o convivente) una su tre ha detto di vivere con lo stesso, mentre nel 66% dei casi non si ha la condivisione dello stesso tetto.

Poco più della metà delle persone incontrate nel 2014 dichiarano di avere dei figli (700 persone, pari al 55,2%), fra queste coloro che però indicano di vivere con gli stessi sono solamente il 19,3%. Un dato anche questo molto significativo, che, se aggiunto a quello relativo alla convivenza con il proprio coniuge o partner, rende bene l’idea di quanto alta sia la frammentazione famigliare.

GIOVANI E ANZIANI. Nel corso di questi dieci anni il centro d’ascolto ha incontrato prevalentemente persone che si collocano fra i 25 ed i 54 anni (con una percentuale inizialmente dell’80% che però si è vista scendere ogni anno di più raggiungendo nel 2014 poco meno del 70%). Negli ultimi tempi sono aumentati gli anziani, proabilmente perché nel primo periodo della crisi hanno attinto ai risparmi, e i giovani, che sono spesso stranieri in fuga dai conflitti.

ACCOGLIENZA INVERNALE. Ieri sono stati forniti anche i dati relativi all’accoglienza invernale, un progetto che ha coinvolto Comune, Caritas,Ausl, Papa Giovanni XXIII e Dimora d’Abramo. Nell’ultimo inverno è stato dato un tetto a 247 persone, di cui 36 italiane. I minori ospitati sono stati 18, mentre la fascia d’età più rappresentata, con 80 casi, è quella tra i 45 e i 54 anni.

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